Cultura e Società

Quello che i film romantici non ti dicono sull’amore

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ottobre 21, 2018

L’amore è una decisione, una valutazione, una promessa. Se l’amore fosse soltanto un sentimento non ci sarebbe fondamento alla promessa di amarsi per sempre. [perché] I sentimenti vanno e vengono – E.Fromm

Se hai mai visto delle commedie romantiche avrai sicuramente sentito frasi come “t’ho amata dal primo momento che t’ho visto”, o “per me tu sei perfetta”, o “la cosa migliore che puoi fare è trovare qualcuno che ti ami esattamente per ciò che sei”.

Ti sarà anche capitato di vedere una di quelle scene dove due sconosciuti si incontrano per la prima volta in un luogo affollato e tutt’ad un tratto l’universo intorno si ferma, violini iniziano a suonare, gli occhi si riconoscono, come se sapessero che da quel momento in poi nulla sarà più come prima.

Il cinema e i romanzi influenzano la nostra percezione dell’amore,  riempiono ed elevano le nostre aspettative, ci fanno sperare di vivere anche noi una storia coinvolgente, che faccia battere il cuore per sempre, che sfoci in un “…e vissero felici e contenti”.

Ma quant’è plausibile questa visione? Quant’è realistica questa speranza?

A mio parere, uno dei fattori che rendono difficile trovare e vivere l’amore nella vita reale è la concezione stessa che abbiamo di esso, soprattutto a causa del modo in cui ci viene presentato nei film.

Prendi la classica commedia britannica “Love Actually” per esempio. In essa ci sono diverse storie d’amore, e tutte nascono senza che ci sia nessun dialogo, senza che venga approfondita la conoscenza dell’altra persona.

Uno scrittore s’innamora della donna delle pulizie pur non parlando la sua stessa lingua. Quando, successivamente, impara un po’ di portoghese, lo fa per chiederle di sposarlo.

Il primo ministro inglese (Hugh Grant) si innamora dell’assistente appena dopo averle stretto la mano.

Un bambino si innamora della ragazza più popolare della scuola senza che lei sappia nemmeno della sua esistenza, e suo padre (Liam Neeson) rimane fulminato dalla madre di un compagno di scuola (Claudia Schiffer) dopo essersi presentati.

La lezione che se ne trae è che l’amore è sostanzialmente una questione di attrazione fisica, e che nonostante questo sia un sentimento al di sopra degli altri sentimenti, qualcosa che ti travolge senza che tu possa controllarlo, qualcosa che, nella sua forma più vera, dura in eterno e “riempie” la tua esistenza.

Il rischio di adottare una visione del genere è che potrebbe farci andare fuori strada, distorcere le nostre aspettative e rendere più difficile riconoscere un tipo di amore diverso, un amore più vero, più reale.

Perché in verità l’amore non è soltanto un sentimento, non è eternamente passionale, non è solo attrazione fisica, non monopolizza l’intimità delle relazioni, non fa sentire perennemente apprezzati e amati, non fa sentire automaticamente inclusi e meno soli. 

Un amore che rispettasse questi presupposti sarebbe un amore troppo bello per essere vero, un amore che non richiederebbe nessuno sforzo, un’amore unilaterale. Sarebbe sostanzialmente la versione adulta e romanticizzata dell’amore incondizionato che speravamo di avere o che abbiamo avuto da piccoli dai nostri genitori.

Da grandi, invece, l’amore diventa la somma di due desideri, di due bisogni diversi, il nostro e quello dell’altra persona. Diventa una promessa reciproca, la promessa di tenere a bada la tendenza tutta umana di pensare solo a sé stessi. 

Sta qui la difficoltà più grande. È questa la parte di storia che i film romantici non sempre ti fanno vedere, la sfida che inizia dopo la fase della conquista, del corteggiamento, dopo il primo “ti amo”, dopo i titoli di coda, dopo le corse all’aeroporto per chiedere alla persona amata di restare, dopo le dichiarazioni d’amore in pubblico.

 

Quello che i film non ti dicono è che dopo aver detto “ti amo” per la prima volta bisogna trovare il modo di continuare a dimostrarlo.

Che dopo il primo bacio o la prima notte insieme bisogna impegnarsi per mantenere viva l’intimità.

Che l’attrazione fisica non basta a mantenere vivo un rapporto, che serve anche avere valori in comune, un simile senso dell’umorismo, una simile visione della vita, un obiettivo condiviso, simili interessi.

Quello che i film non ti dicono è che le liti spesso nascondono un bisogno frustrato non espressamente comunicato, e che si ripetono fino a quando questo bisogno non verrà rispettato e soddisfatto.

Che il tuo partner non è perfetto e che non lo sei nemmeno tu. Che ti sentirai solo/a di tanto in tanto, che dovrai imparare a comunicare le tue frustrazioni senza incolpare prima di pretendere compassione.

Quello che i film non ti dicono è che l’amore nella vita reale è complesso, a volte più banale, ma nel complesso molto più vero, molto più bello.

Non ti dicono che le aspettative vengono spesso disattese quando si pretende che debba essere l’altro a comprenderci e a doversi prendere cura di noi.

Non ti dicono che il romanticismo è importante ma che bisogna anche pensare alle  piccole cose pratiche che aiutano a vivere meglio la relazione, come trovare il tempo da dedicare all’altro, ascoltarlo, dare peso ai suoi desideri, anche quando non coincidono con i nostri.

È significativo che, nonostante i buoni propositi e le promesse di amore eterno, i matrimoni durino in media 17 anni. È ancora più significativo che le coppie che si sposano a San Valentino abbiano più probabilità di divorziare rispetto e quelle che scelgono un’altra data.

Ci fa capire che (statisticamente) più peso si dà al romanticismo fine a sé stesso e meno si sarà in grado di risolvere i problemi quando arriveranno.

Ci fa capire che c’è una linea di seprazione tra le risoluzioni e le azioni, tra le intenzioni e la realtà dei fatti a lungo termine, tra quello che si vorrebbe l’amore fosse, e quello che è.

C’è forse la necessità di una rivalutazione dell’amore dunque, un modo diverso di vedere le cose che aiuti a vivere il rapporto in modo più consono a quella che è la realtà delle dinamiche relazionali.

Il punto centrale è che ci si aspetta troppo dall’amore e troppo poco da sé stessi. Si tende ad addebitare le colpe dei fallimenti e delle incomprensioni all’altro, o alla mancanza di amore, e ci si dimentica di pensare, di valutare, di prendere decisioni e, soprattutto, di assumersi responsabilità.

Riuscendo a vedere le conseguenze delle proprie azioni sul rapporto si acquisisce il potere di cambiare le cose per il meglio e si compie un vero atto d’amore nei confronti dell’altro e di sé stessi.

Perché quello che i film romantici a volte ti dicono sull’amore è che si rigenera quando si trova il coraggio di chiedere scusa, e che nella vulnerabilità si crea connessione, si crea fiducia.

 

 

 

 

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