Consapevolezza

Le quattro abitudini che accomunano le persone fortunate

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novembre 28, 2018

La fortuna favorisce la mente preparata – Pasteur 

Per diversi secoli l’uomo ha cercato di migliorare la propria fortuna escogitando rituali e comportamenti a volte bizzarri. 

A parte i vari amuleti e numeri portafortuna, ancora oggi per evitare la sfiga si evita di camminare sotto le scale o di rompere gli specchi, e si tocca il ferro (o qualcos’altro) quando si vede un gatto nero. 

La convinzione principale di coloro che si ritengono scaramantici è dunque quella che la fortuna e la sfortuna siano delle forze occulte indipendenti dalla nostra volontà, ma che comunque possono essere influenzate dalle nostre azioni e dai nostri pensieri.

Photo by Amy Reed

Alla fine del secolo scorso uno psicologo dell’università dell’Hertfordshire, Richard Wiseman, decise di testare il motivo per cui alcune persone si ritengono estremamente fortunate mentre altre si ritengono estremamente sfortunate. 

Grazie a degli annunci pubblicitari riuscì a reclutare più di 400 volontari tra i 18 e gli 84 anni di età, provenienti dai più disparati background sociali e professionali. 

Tra di loro c’erano persone costantemente baciate dalla fortuna, con relazioni sentimentali e carriere soddisfacenti, e persone che invece sembravano perseguitate dalla sfiga.

Una partecipante che lavorava come assistente di volo si guadagnò una cattiva reputazione quando, il suo primo giorno di lavoro, l’aereo dovette fare una fermata inaspettata a causa di un passeggero ubriaco e, tra i voli successivi a cui partecipò, uno fu colpito da un fulmine e un altro dovette fare un atterraggio d’emergenza.

Nel corso di diversi anni Wiseman condusse così diversi test e somministrò dei questionari ai partecipanti, riuscendo ad individuare delle differenze sostanziali tra le due categorie e, in particolare, 4 abitudini basilari che permettevano ai fortunati di creare, e mantenere, la loro fortuna. 

In sostanza, i fortunati: 

  1. erano abili nel creare e trovare le giuste opportunità, 

  2. erano in grado di seguire il loro istinto e lasciarsi guidare dall’intuito nel prendere decisioni importanti,  

  3. si aspettavano sempre il meglio dalle situazioni, 

  4. avevano un atteggiamento resiliente che gli permetteva di trasformare la cattiva sorte in buona sorte. 

Da queste conclusioni venne fuori che la differenza tra fortuna e sfortuna risiede semplicemente in una diversa visione del mondo e in un diverso modo di pensare. 

In uno degli esperimenti che furono ideati per dimostrare l’incapacità degli sfortunati di trovare le giuste opportunità, per esempio, ai partecipanti fu data una rivista e fu chiesto di contarne le immagini. 

In media, gli sfortunati impiegavano due minuti per completare il compito, mentre i fortunati finivano in una manciata di secondi. 

Il motivo? 

Nella seconda pagina della rivista c’era un messaggio che diceva “smetti di contare, ci sono 43 immagini in questa rivista”. 

Test della personalità dimostrano che le persone sfortunate sono in media più ansiose e tese delle persone fortunate, e la loro ansia pregiudica la loro abilità di notare l’inaspettato. 

Ciò vuol dire che le persone sfortunate perdono opportunità preziose perché sono troppo impegnate a cercare qualcos’altro. 

Le persone fortunate, invece, sono più aperte e rilassate e, per questo, riescono a vedere quello che c’è invece di quello che vorrebbero. 

Sono inoltre in grado di creare un network di amicizie e conoscenze che permettono loro di massimizzare le opportunità che trovano.  

Passiamo adesso alla seconda abitudine che accomuna le persone fortunate: l’abilità di seguire l’istinto. 

Dalla ricerca è venuto fuori che le persone più sfortunate non si fidano del loro, e non fanno nulla per potenziare la loro capacità di “sentire” quando una determinata opportunità sarebbe giusta o sbagliata. 

Molti fortunati invece si affidano di più alla loro capacità di valutazione e fanno in modo di migliorarsi costantemente, per esempio attraverso la meditazione o lo sport, per mantenere una mente più lucida e reattiva. 

Poi ricercano spesso la novità, cambiano le loro routine, parlano con persone diverse, variano i loro interessi, tutto per far sì che ci siano sempre nuovi input, nuovi stimoli e nuove occasioni.

Ciò ci conduce al terzo punto.

Semplicemente, i fortunati riescono a fare tutto ciò perché sono più ottimisti. Anche quando le chance di successo sembrano fievoli loro perseverano,  sono più determinati, si buttano nelle situazioni e credono nella buona riuscita dei loro sforzi.

Non si aspettano il peggio ma hanno fiducia che le cose andranno come devono andare. 

Anche quando le cose non vanno come devono andare, e qui arriviamo al quarto e ultimo principio per una vita più fortunata, i fortunati sono maggiormente in grado di trasformare la sfortuna in fortuna attraverso un semplice cambio di prospettiva. 

Immagina, ad esempio, che il tuo capo sia entrato nel tuo ufficio e ti abbia detto che purtroppo devono lasciarti andare. Avresti due modi di vedere la cosa, potresti concentrarti sul fatto che adesso sei senza lavoro, o potresti concentrarti sul fatto che in fondo non eri così felice in quell’azienda, che non ti pagavano bene e che magari il licenziamento è stato una manna dal cielo perché ti permetterà, finalmente, di cercare un lavoro più adatto a te. 

Questo tipo di ragionamento si chiama pensiero contro-fattuale, e serve a trasformare la propria risposta emotiva ad un evento da negativa a positiva semplicemente pensando a come la situazione sarebbe potuta essere peggiore di quello che in realtà è. 

Sei arrivato secondo alle olimpiadi? Meglio di essere terzo. 

Ti ha lasciato la ragazza? Ricordi quante volte si comportava da stronza? 

Hai pestato una cacca di cane sul marciapiede? Dicono che porti fortuna. 

Ti è venuta la febbre? Almeno hai una scusa per restare a casa e riposare. 

Adesso potresti pensare che sia soltanto un trucchetto infantile per mentire a sé stessi ed evitare di guardare la cruda realtà dei fatti.

Ma a chi dice che la cruda realtà debba essere angosciante? Chi dice che per essere realisti bisogna necessariamente concentrarsi sul brutto delle cose? 

Sono convinto che definirsi “realisti” sia solo un modo per nascondere la propria sfiducia nel mondo, che sia un atteggiamento basato sulla credenza che la realtà sia in fondo brutale e cinica. 

Invece lo studio di Wiseman conferma che la realtà può essere migliore di quello che crediamo, che il mondo può darci più di quello che vogliamo, se solo impariamo ad essere fortunati dentro, se impariamo a sentirci fortunati… cosa che in fondo, vuol dire nient’altro che fidarsi, credere in sé stessi e nelle persone. 

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