Educazione

Perché imparare bene l’inglese ti cambierà la vita

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Dicembre 17, 2018

La lingua è la mappa stradale di una cultura, ti dice da dove viene la sua gente, e dove sta andando – R.M. Brown

Me lo dicevano sempre a scuola, “impara l’inglese perché ormai è essenziale nel mondo del lavoro”.

“E che palle!”, pensavo io, “perché quelli che nascono in Inghilterra non devono preoccuparsi di imparare l’italiano?

Già ci vuole una vita a parlare bene la nostra lingua e in più dobbiamo pure sforzarci di impararne un’altra altrimenti… non siamo nessuno?

Così a malincuore ci provavo, a denti stretti imparavo la solita tiritera di letteratura, “Shakespeare was born in Straford-Upon-Avon” e blablabla.

Ma non serviva a nulla, come sono servite a ben poco le centinaia (se non migliaia) di ore di inglese fatte dalle elementari all’università.

E servivano a ben poco, per me come per molti altri, per un semplice motivo: una lingua non si può imparare in teoria.

Il linguaggio serve a scambiare informazioni, è un mezzo, non il fine ultimo, e per imparare al meglio il mezzo bisogna avere una motivazione, la necessità di dire qualcosa, di comunicare, di comprendere.

Puoi star certo che se sei sperduto, solo e affamato in Australia ci metteresti un secondo a imparare, e ricordare, come si dice “May I have some food please?”, mentre se te lo spiego in classe possibilmente lo dimentichi dopo un ora.

Mi è quasi accaduta la stessa cosa quando mi sono ritrovato, da solo, a Boston. Con il mio inglese scolastico dovevo riuscire a scambiare informazioni che erano essenziali alla mia sopravvivenza e alla mia felicità.

La gente non ti prende sul serio se ti esprimi come un bambino di 8 anni, allora divenne prioritario per me imparare ad esprimermi come un americano.

Tutti i giorni guardavo film in inglese, leggevo libri in inglese, mi esercitavo a scrivere e-mail e andavo persino da un terapeuta americano dove ho imparato a decifrare le mie emozioni in un’altra lingua.

A poco a poco, notavo che iniziavo a pensare in inglese, a sognare in inglese, che avevo sempre meno bisogno del vocabolario, che la gente si complimentava per la mia pronuncia.

Quando il passaggio da uno che ci provava a uno che parlava come un madrelingua fu definitivo qualcosa di bello accadde… iniziai a sentirmi diverso.

Parlare in un altra lingua, infatti, ti permette di avere un’esperienza inusuale di te stesso e del mondo. Ti permette di interagire con persone che hanno una cultura diversa dalla tua, di permette di accedere a informazioni a cui non avresti accesso in italiano.

Molti più libri sono disponibili in inglese che in italiano, molti più film, molti più siti di informazione e intrattenimento, molti più video su YouTube, e in molti paesi è più probabile trovare persone che mastichino un po’ di inglese che l’italiano.

Quando ti relazioni con un mondo più ampio, fatto di persone, esperienze e informazioni nuove, senti un’espansione.

La tua vocina interna inizia a esprimersi in termini nuovi, quando pensi e parli il suono delle parole ti fa vivere l’esperienza di essere un’altra versione di te, una versione che hai la libertà di definire come vuoi.

Io, per esempio, mi sento quasi “sdoppiato”: c’è la parte di me che ragiona e parla in italiano, e la parte di me che ragiona e parla in inglese. Una parla in un modo, l’altra in un altro, una è condizionata dai valori della Sicilia, l’altra da valori più multiculturali.

Riuscire a passare dall’una all’altra è un vantaggio enorme in quanto permette di sapersi muovere nei più disparati contesti sociali, di sviluppare un diverso senso dell’umorismo e del sarcasmo, di vedere le cose sotto un diverso punto di vista e, quindi, di acquistare prospettive più vaste.

In particolare, l’elasticità della lingua inglese, espressa soprattutto nel modo in cui sostantivi diventano facilmente verbi e viceversa, è direttamente correlata al modo elastico con cui molte persone anglo-americane affrontano il mondo.

Quello che ho notato vivendo sia in America che in Inghilterra è che i ragazzi vanno via prima di casa, cambiano città e lavoro più facilmente (e a qualsiasi età), sono in generale più audaci e tendono meno al vittimismo.

Tutto ciò non è per dire che l’erba è più verde in America o a Londra, perché anche il loro giardino può essere peggio del nostro a volte.

I benefici di cui sto parlando accadrebbero non solo con l’inglese, ma anche se si imparasse bene lo spagnolo, il cinese o il francese.

Relazionarsi con uno straniero che vede la vita diversamente da te ti porta a farti delle domande, ti fa capire che la realtà che vivi e che vedi non è obiettiva, ma hai la possibilità di scegliere, di rompere il “gesso” della tua personalità, della tua professione, delle tue convinzioni.

Rompere gli schemi di pensiero aiuta ad essere meno vittime delle parti più negative della cultura di appartenenza e del carattere, e aiuta anche a essere più audaci davanti alle sfide.

È stato anche dimostrato che il cervello diventa più elastico e ricettivo quando, a qualsiasi età, si impara una lingua diversa. La memoria migliora, si riesce a concentrarsi meglio, e a migliorare le capacità di Problem Solving.

Ma queste non sarebbero abbastanza come motivazioni per imparare una lingua diversa, lo so.

La sola motivazione che posso provare a darti viene dalla mia esperienza.

Imparare bene l’inglese mi ha cambiato la vita, non solo perché ha reso più semplice trovare lavoro, ma perché ha reso più semplice comprendere il mondo, viaggiare, fare amicizia, leggere, imparare, capire chi sono, da dove vengo e dove sto andando.

I libri in inglese che ho letto, e le persone che ho incontrato, mi hanno insegnato a sognare, e ad aver fiducia nelle persone. Mi hanno fatto capire che, anche se hanno un suono diverso e non capiamo cosa dicono, in Australia, Cina o Sud Africa la gente prova le stesse emozioni, le stesse paure, le stesse insicurezze.

Ed è questa la cosa più bella che imparare una lingua diversa ti può dare, ti aiuta a sviluppare l’empatia, ti insegna ad apprezzare la diversità, perché quando sai comunicare con qualcuno di “diverso” da te, capisci che, in fondo, quella persona tanto diversa da te non è.

 

 

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