Crescita Personale

La soluzione dei problemi

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Marzo 6, 2019

“Non potrai mai cambiare le cose combattendo la realtà esistente. Per cambiare qualcosa, costruisci un modello nuovo che rende l’attuale modello obsoleto” – B. Fuller

Gli anni 80 sono stati il decennio di Reagan, di Michael Jackson e del Cosby Show. Ma, per gli Stati Uniti, il loro è stato anche il periodo in cui il tasso di criminalità arrivò a dei punti altissimi.

Nonostante all’epoca si pensasse che il trend sarebbe continuato a salire negli anni successivi, invece ci fu, a partire dal 1991, una diminuzione spontanea degli episodi di violenza.

Cosa è successo? Come ha fatto questo problema a dileguarsi?

Seppur sia difficile individuare le cause specifiche di quest’improvviso calo, un importante studio socioeconomico è riuscito a collegarlo a qualcosa avvenuto quasi 20 anni prima: l’introduzione della legge sull’aborto del 1972.

Secondo la ricerca, quando una donna non può abortire ed è costretta ad avere un figlio non voluto, il bambino crescerà con meno affetto ed avrà, per questo motivo, più possibilità di venire coinvolto in attività criminali.

Di contro, grazie alla legge del 72, i figli nati da quel momento in poi furono, in buona parte, voluti, e ciò spiegherebbe il calo di criminalità degli anni 90, che è il periodo in cui i nati degli anni 70 sono diventati adulti.

Dalla logica di questo ragionamento si possono trarre conclusioni rilevanti.

La prima è che la violenza che si vede spesso in TV può essere ricollegata, in mezzo ad altri fattori, a una carenza di affetto e attenzione nell’infanzia.

In altre parole, se è vero che un bambino può sviluppare problemi comportamentali per altri motivi, è anche vero che tra un bambino seguito dai genitori e uno non seguito quello che ha più probabilità di finire in riformatorio è il secondo.

La seconda conclusione che possiamo trarre dalla teoria dello studio menzionato è che la causa di un problema non sempre è quella più ovvia.

Siamo abituati, come società, a vedere tutto ciò che si allontana dalle nostre migliori aspettative come un impedimento, e siamo abituati a pensare che impedimenti e problemi siano qualcosa da evitare a tutti i costi.

Ingurgitiamo pillole di ogni tipo per ogni tipo di dolore o fastidio, prendiamo psicofarmaci se siamo tristi, integratori se siamo stanchi, aspirine se siamo raffreddati, facciamo causa se siamo offesi, chiudiamo i porti se ci sentiamo invasi, ci indigniamo dinnanzi al declino della moralità, biasimiamo i governi per il declino della crescita economica.

Atteggiamenti del genere possono andare bene o andare male, ma hanno comunque qualcosa in comune. In ogni esempio si pensa principalmente al sintomo del problema, e viene spesso ignorata sia la sua vera causa che il suo messaggio.

C’è sempre un motivo per cui nascono i problemi di ogni tipo.

Non sarà sempre facile da trovare, ma farlo è possibile con pazienza e fiducia.

Rimanere fermi nel rifiuto del problema, invece, oltre ad essere la cosa più semplice da fare, potrebbe avere il risultato opposto, quello di esasperarlo.

È successo negli Stati Uniti degli anni 20 quando il divieto di bere alcolici ne ha fatto incrementare l’uso, succede quando la gelosia ossessiva porta al tradimento, succede quando la guerra per la pace porta più guerra, succede quando il carcere rende criminali, succede quando facciamo cose per stare bene che alla fine ci fanno stare peggio.

Quando ci concentriamo sui problemi, quando cerchiamo scorciatoie per risolverli, li rafforziamo, perché non è il problema che va “aggiustato”, ma il pensiero, la struttura mentale, fisica, organizzativa che lo ha creato.

Tutto è connesso, le nostre azioni con i nostri pensieri, i nostri pensieri con il modo in cui ci sentiamo, il modo in cui ci sentiamo con il modo in cui ci vedono gli altri, il modo in cui ci vedono gli altri con le opportunità che ci vengono date, le opportunità che ci vengono date con il nostro tenore di vita, il nostro tenore di vita con il nostro livello di soddisfazione, il nostro livello di soddisfazione con le probabilità che un giorno possiamo ammalarci o commettere un’azione stupida o… illegale.

La causa prima di una valanga può essere lo spostamento di un semplice fiocco di neve a monte, la causa della violenza un mancato abbraccio, un “ti voglio bene” non detto.

By Nicolas Cool

Hai problemi con la tua fidanzata? Problemi di soldi? Problemi dei figli a scuola? Problemi a lavoro? Ti senti infelice o insoddisfatto?

Non vederli come tali, distaccati dal problema stesso e prova a scoprire quale possa essere la causa, poi collega la causa a qualcosa che puoi influenzare, su cui hai il controllo.

Abbiamo molto più controllo di quello che crediamo.

Potremmo cambiare le cose in meglio e con molta più efficacia se solo imparassimo a non vedere i problemi come qualcosa da sconfiggere ma come qualcosa da cui imparare.

E potremmo cambiare il modo in cui le persone si comportano con noi se solo imparassimo a cambiare noi stessi. 

Impari a non reagire d’istinto quando quando qualcosa ti dà fastidio perché sai che non porta mai da nessuna parte.

Impari a coprirti bene perché capisci che se non lo fai ti ammali. Così facendo ti ammali di meno.

Impari ad aiutare i tuoi figli con i compiti perché capisci che dedicandogli del tempo vanno meglio a scuola e sono meno irrequieti.

Impari a lasciar libere le persone perché hai capito che obbligandole a fare qualcosa sono più tentate a fare l’esatto opposto.

Tutto migliora in questo modo. Tutto migliora e cambia se ci si assume la responsabilità di cambiare quello che si può cambiare e si accetta il resto.

Alla fine, tutti noi siamo figli delle circostanze, non siamo nient’altro che il risultato di tutto quello che abbiamo vissuto finora, il frutto di una serie di reazioni a tutto ciò che è avvenuto nel nostro passato.

Scegliendo di cambiare le nostre attitudini nei confronti  di quello che ci affligge cambia la nostra vita interiore, e di conseguenza cambiano le reazioni altrui,  la nostra famiglia e i nostri amici, le nostre circostanze, la nostra comunità e, perché no, persino il mondo intero.

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