Cultura e Società Ritorno al Sud

A te che vivi nel sud Italia e sogni di andartene

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Marzo 26, 2019

Se hai mai passeggiato per le viuzze di un paesino del Sud Italia avrai notato un cosa: parecchie case sono in vendita.

“Al Sud Italia non c’è nessuno”

In vendita perché al sud non si può campare solo di tradizione e turismo.

In vendita perché bisogna guardare in alto, al nord, a città che mettono a disposizione dei cittadini servizi efficienti, ospedali che funzionano, strade asfaltate, svaghi e opportunità di lavoro.

Che fortuna, chissà come hanno fatto?

E come facciamo qui che le strade sono ancora quelle del 60 e gli ospedali che funzionano non sappiamo cosa siano?

Cosa facciamo?

Ci lamentiamo, incolpiamo i politici che non fanno niente, lo stato che non ha soldi, il comune che non ha soldi, l’imprenditore che non ha soldi.

Continuiamo a dire ai ragazzi che qui non ha senso restare perché non c’è niente, che non c’è lavoro, che non c’è nessuno.

A me lo chiedono sempre, ma che ci sei tornato a fare qui che non c’è niente, no lavoro, no nessuno? E a forza di sentire sta filastrocca ormai cambio in automatico i tempi verbali dal presente al futuro… qui non ci sarà niente, non ci sarà lavoro, non ci sarà nessuno.

Così bye bye speranza di realizzarsi senza rinunciare a vedere tua madre per i prossimi trent’anni.

A meno che, ovviamente, sia tu che tua madre non fate le valigie e partite insieme agli studenti, ai neolaureati, dottorati e dottorandi, avventurieri, imprenditori, ambiziosi sognatori, verso il nord, verso altrove.

Tutti quelli che contano sono lì d’altronde, specialmente quelli che le cose le sanno fare bene.

Quelli che i servizi efficienti avrebbero potuto aiutare a crearli anche da noi. Quelli che non hanno creduto in una terra dimenticata, menzionata solo quando c’è un alluvione o qualcuno si butta dal quinto piano.

Stiamo parlando del sud Italia dei paesini e dei paesani, dei centri montani, dei villaggi nei campi di grano e nelle campagne, delle cittadine infestate dalla mafia, dalla mala vita e dalla mala politica.

Non è colpa di nessuno se qui si cresce a rilento o, a volte, si va indietro.

La colpa è della nostra mancanza di fiducia nel futuro. Della nostra mancanza di fiducia in noi stessi.

Speriamo che passando da destra a sinistra o da sinistra a centro o dal centro a destra le cose possano cambiare.

Speriamo sempre che sia qualcun altro a mettersi a lavoro per portare turismo, ricchezza, innovazione e stipendi fissi.

Ma quel qualcuno lavora già a Londra o a Milano o a Berlino, e qua sei rimasto tu. Allora che fai?

Parti anche tu per la città, i teatri, gli aperitivi nippo-coreani e le cene fusion o ti accontenti della rosticceria che chiude alle 9 e dei servizi delle Iene su Italia…uno!?

Servono altri motivi per restare al sud

Uno valido è la famiglia per esempio, i nonni, i genitori, i parenti, gli amici. Ma anche qui ci affidiamo sempre a qualcuno al di fuori di noi.

Perché i nonni muoiono, i genitori invecchiano, i parenti sono serpenti e ti vogliono fottere l’eredità del nonno, e gli amici li vedrai solo ai matrimoni e ai battesimi.

Allora si pensa ai figli, portatori di gioia, che sono il motivo perfetto per mettere radici in un posto tranquillo.

Ma poi crescono pure loro e gli diciamo che se ne devono andare… e il posto tranquillo è ora pieno di vecchi. Oops. 

Tanto vale essere onesti con sé stessi, tanto vale dirgli, guarda, per generazioni e generazioni ci siamo preoccupati di altro e non abbiamo saputo preparare il mondo al vostro arrivo.

Ci siamo fatti i ca**i nostri e ora voi fatevi i vostri, pensate a voi stessi che qui ci penserà Dio. Eccovi dei soldi per l’università e le spese, andate a lavorare per qualcuno che qualcosa da tramandare l’ha saputa creare.

Non ci si pensa a ste cose quando si va al nord a cercare lavoro per aziende come la Citroën o la Ferrero.

A vederle così sembra che ci siano sempre state, che siano cadute dal cielo e che abbiano sempre portato business.

Ma la verità è che, all’origine, ogni impresa che diventi tanto grande da generare posti di lavoro parte spesso da una sola persona, da una singola idea.

La Citroën è nata nel 1919 dall’iniziativa di André-Gustave Citroën, un ingegnere francese di origini ebree. Adesso impiega quasi 14.000 persone in tutto il mondo.

La Ferrero è stata fondata nel 1946 da Pietro Ferrero, un pasticciere che, dopo aver tentato la fortuna a Torino, torna ad Alba con la moglie e apre il laboratorio dove inventerà la prima versione della Nutella. Adesso la Ferrero impiega più di 33,000 persone in tutto il mondo.

Pensa a quante vite ha cambiato l’idea di Citroën. Pensa a quante vite ha cambiato la tenacia di Pietro Ferrero. 33,000 persone sono tante, specialmente se consideri che sono “solo” 20,000 i ragazzi che lasciano la Sicilia ogni anno. Ciò vuol dire che una sola persona, grazie all’idea giusta, potrebbe riempire un paese della grandezza di Favara… di soli giovani.

Ciò vuol dire che se nascevi ad Alba ai tempi di Ferrero, avresti potuto rimanere nella tua città e avere un lavoro, una carriera, una famiglia, senza bisogno di abbandonare tutto e cercare fortuna altrove. Bello eh? 

Non è vero che al sud non ci sono idee

E adesso chiediti, chiediamoci, perché deve sempre essere qualcun altro ad avere le idee? Perché deve sempre essere qualcun altro ad avere la tenacia di farle diventare realtà?

Quando diciamo che al sud non c’è niente e che al sud non c’è lavoro, non facciamo altro che dire, implicitamente, che al sud non ci sono idee e che al sud non c’è tenacia.

Ed è da questo che scappiamo quando lasciamo la nostra terra, dalla mancanza di idee e dalla mancanza di tenacia.

Ma soprattutto scappiamo dall’ignoranza, intesa non come stupidità, ma come inconsapevolezza di quello che realmente siamo in grado di realizzare.

Perciò sarebbe un uso più produttivo del nostro tempo, invece di scappare, capire cosa è possibile o attuabile, trovare dei modi per farcele venire queste benedette idee e dei modi per creare cose che durano nel tempo, che ci sopravvivono.

Sarebbe di sicuro più produttivo che passare le ore davanti alla televisione o al bar a parlare di quanto sto nuovo presidente di regione o sto nuovo sindaco non abbia fatto ancora nulla.

Non sta a loro darci le idee. Sta a noi. A noi che forse abbiamo solo bisogno di innamorarci un po’ di più di questa terra, di pretendere un po’ di più, non dalla politica o dal governo, ma dal nostro ingegno.

Perché solo se ci affidiamo alle nostre idee e al nostro ingegno possiamo crescere e portare lavoro e innovazione al sud Italia.

Innovazione al sud Italia, farm cultural park di Favara

Farm Cultural Park, Favara, AG

Leggi anche: Cambiare la propria vita, come e quando farlo 

 

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