Educazione

Come proteggere la fragile creatività dei bambini

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Aprile 1, 2019

Prendersi sul serio è l’unica arma di chi non sa costruire talento da doti – S. Savogin

Prendi un foglio di carta. Mettilo davanti a un bambino o una bambina. Da loro dei colori e chiedigli di disegnare qualcosa come un alieno, una giraffa, un aeroplano. 

Attendi qualche minuto e… 

nella maggior parte dei casi avrai una (più o meno accurata) rappresentazione di un alieno, una giraffa o un aeroplano, e, probabilmente, un piccolo artista orgoglioso del proprio lavoro. 

Adesso prendi lo stesso bambino o la stessa bambina 15 anni dopo. Metti loro un foglio davanti e chiedigli di disegnare. 

Quale credi che sarà la loro risposta stavolta

Io penso che, a meno che non abbiano una vena artistica, ti diranno qualcosa sulle linee di non so disegnare o non sono una persona creativa

Credibile no? Ma cosa succede allora in quel frangente di tempo che separa il bambino dall’adulto? 

Intendo tra quella spontanea e tenera età in cui si crea senza chiedersi se quello che si fa è buono o cattivo, e quella fase della vita in cui la libertà di esprimersi creativamente è solo un lontano ricordo

O, in altre parole, cos’è che ci fa perdere quella fragile creatività che tutti possediamo da bambini? 

La risposta, a mio avviso, sta nella parola stessa, fragile. 

La creatività dei bambini è fragile, perché viene persa facilmente, nella la marea di regole e istruzioni che devono seguire, tra i mille Fai così, Sta seduta, Non Parlare, Fa il bravo e Così non si fa. Viene inondata dalla paura di risultare ridicoli e sostituita dalla voglia di essere seri, anzi, dal vizio di prendersi sul serio. Anche se più che un vizio, secondo me, si tratta di una sorta di… condizione psicologica che affligge a diversi livelli tutti noi, me incluso.  

  Non c’è scampo. Il mondo intero vuole che ognuno di noi sia serio.

Serio, nel senso di sa-il-fatto-suo. Serio, nel senso di preparatoSerio, nel senso di rispettato

Il fatto è che, più ci si prende sul serio a volte, e più si rischia di non essere rispettati, di rimanere impreparati e… ignari-del-fatto-proprio. 

Il motivo

Prendersi troppo sul serio blocca il canale della crescita perché impedisce alla creatività di diventare curiosità, alla curiosità di diventare passione, alla passione di diventare talento, e al talento di diventare lavoro. 

E adesso tu mi dirai, e che ci fa? Tanto mica voglio fare il creativo nella vita. 

Al che io rispondo, ci fa, ci fa. E come se ci fa. 

La creatività non serve solo a fare quadri astratti e a comporre sinfonie. Essa ha un scopo soprattutto pratico in quanto è quella capacità, onnipresente tra i più piccoli, che ci permette di vedere tutto con occhi nuovi. È la soluzione non scontata al problema, è il pensare fuori dagli schemi, fuori dalle norme, fuori dai recinti mentali che ci vengono inculcati da piccoli e da grandi. È il lampo di genio che ti fa trovare la strada alternativa quando tutto sembra perso.  

La persona creativa dunque ha risorse, riesce a tirarsi fuori dagli inghippi nel lavoro e dagli inghippi nella vita. 

La persona creativa è umile, perché accetta di poter scrivere, fare, dire, produrre qualcosa di ridicolo di tanto in tanto. 

La persona creativa prende le cose alla leggera, perché sa che è normale sbagliare, anzi, che forse è desiderabile ed educativo farlo. 

Chi si prende troppo sul serio, invece, tende a voler fare tutto bene e subito, altrimenti meglio non fare nulla. Per questo non rischia, non si espone, non crea nulla di nuovo e spesso, purtroppo, non cresce

Ho una bambina in classe, chiamiamola Alice, che ha il terrore di sbagliare, e che a 8 anni è già colpita dalla  prendersi-troppo-sul-serio-mania. Se c’è un interrogazione Alice si fa prendere dal panico e va in bagno a vomitare dal nervosismo. Altre volte, se c’è una verifica, non viene neanche a scuola.

Ci sono molte, troppe aspettative a gravare sulla sua innocente testolina. Si è convinta che il suo valore di persona sia direttamente proporzionato al valore, temporaneo, del voto

Così, per non rischiare di perdere questo valore, per non essere meno, per non sembrare poco qualificata, o poco seria, Alice evita le sfide. Copia i compagni anche quando i compagni sanno meno di lei. Non alza mai la mano neanche quando saprebbe la risposta. E cerca sempre di non attirare l’attenzione

La sindrome della serietà precoce, come nel suo caso, rende allergici agli errori, incapaci di testare le proprie capacità sul campo e, nei peggiori casi, incapaci di scoprire sé stessi. 

 Con questo voglio dire due cose. La prima delle quali è abbastanza radicale quindi capisco se ti sembrerà esagerata di primo acchito. 

1. I voti, soprattutto nella scuola primaria, non servono. Sì, andranno bene per motivare qualcuno ma, a lungo andare, non aiutano i bambini a sviluppare un senso di autostima che sia indipendente dall’esterno e andrebbero eliminati laddove possibile. 

2. La creatività è un’attitudine che inizia dalla tenera età, un’attitudine che ha a che vedere con la crescita tramite un processo di prova ed errore.  Se sin da subito puniamo l’errore scoraggiamo la prova, inibiamo la creatività e rallentiamo la crescita stessa. 

Ne consegue che la fragile creatività dei bambini va protetta:

  • incoraggiandoli a dare risposte sbagliate,
  • chiedendogli di fare disegni brutti, di scrivere sopra le linee, sotto le linee, al di là delle linee,
  • chiedendogli di inventare stupide storie e di immaginare possibili scenari,
  • facendo sì che siano capaci di accettare col sorriso i loro sbagli, che siano sempre in grado di lasciarsi andare e di fidarsi delle loro idee.

Ricordate loro di rompere le regole di tanto in tanto, di inventare il titolo di un tema originale e di trovare il modo migliore di portare a termine un compito senza dare istruzioni.

Fateli sperimentare

Perché se sperimentano con i piccoli problemi da piccoli saranno in grado di sperimentare con i grandi problemi da grandi, quando la vita gli lancerà addosso di tutto e non ci sarà più nessun insegnante a dirgli come fare a scansarsi.

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