Cultura e Società Ritorno al Sud

L'(im)possibile sogno di ridare i siciliani alla Sicilia

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Aprile 7, 2019

Arrivi qui e ti accorgi che quella città in cui vivi, cioè Parigi, sembra un posto qualunque, anonimo, che subito rifiuti di considerarlo quella capitale del mondo che tutti credono, e nemmeno il centro dell’Europa, perché non ha i colori della Sicilia, né i suoi profumi né i sapori che tingono e incensano l’anima della mia infanzia – C. Cardinale

Ricordo ancora la prima volta in cui l’idea mi balenò nella mente. Mi trovavo in California, in campeggio, nel deserto, e ripensavo a tutta la strada che avevo percorso per arrivare fino a lì.

Avevo faticato e sofferto parecchio fino a quel punto e, nonostante fu per me un momento di ritrovata serenità, non potevo fare a meno di pensare… a casa.

Chissà com’è sarà questo cielo in Sicilia? mi chiedevo, chissà come sarebbe tornare?

All’inizio era solo un pensiero lontano, un pensiero impossibile che, col tempo, divenne un’aspirazione, un sogno.

Come di quei sogni e aspirazioni che appena qualche anno prima avevano per me i colori della bandiera a stelle e strisce dell’America, e che poi furono rimpiazzati dalla nostalgia per la nostra terra, la Sicilia.

Chi mai avrebbe detto che un giorno l’avrei sognata. E chi mai avrebbe detto che, un giorno, avrei incontrato altre persone con il mio stesso desiderio di tornare per contribuire a renderla più bella.

Una di queste fu Julie Randazzo, una giovane imprenditrice di Palermo.

Come molti siciliani anche lei è riuscita a realizzarsi professionalmente e ad arrivare lontano.

Ha originariamente lasciato la Sicilia perché era troppo piccola per le sue ambizioni, ed è così andata alla ricerca di nuovi traguardi, nuove esperienze.

Dopo un lungo percorso formativo è diventata manager di centri benessere (SPA) in alberghi di lusso e navi da crociera. Ha portato il nome della nostra isola in diversi paesi del mondo, rispondendo sempre con orgoglio, “I am from Sicily” quando in Svizzera o a New York le chiedevano “Where are you from?”

Poi ha creato SPA Evolution, un’azienda che si occupa di start-up e coordinamento SPA, realizzando così il suo sogno di costruire una compagnia riconosciuta a livello internazionale.

Ma nonostante i mille successi a Julie manca ancora qualcosa, qualcosa di ancora più alto, forse ancora più irraggiungibile.

Anche lei ha quel pallino in testa, quel pensiero lontano, quel richiamo, quella domanda che ti fa venire i brividi solo a pensarci…e se potessi fare il mio lavoro anche in Sicilia?

“Bisogna far tornare a casa i siciliani, dice, bisogna dare speranza ai nuovi imprenditori che vogliono costruire una Sicilia nuova, bisogna far tornare la speranza nei loro cuori prima ancora che nelle loro menti”

E ha ragione.

Nella nostra splendida isola si è convinti che la qualità migliore venga sempre da fuori, che l’erba del vicino sia sempre più verde, che i professionisti che si affermano al di là dello stretto valgano più di quelli che non lo vogliono oltrepassare.

È come se da noi per creare valore, per riuscire a fare cose di alto livello, serva sempre l’aiutino, o, meglio ancora, l’intervento esterno.

E se non fosse così?

Se talenti come Julie avessero anche qui le opportunità e il riconoscimento che hanno già fuori?

Mi chiedo spesso come sarebbe la Sicilia se sfruttasse appieno il capitale umano che ha a disposizione, come diventerebbe se chi l’ha lasciata tornasse e si mettesse al servizio della propria comunità.

È un’idea ambiziosa. Un’idea irrealizzabile forse, ma in fondo i sogni sono tali perché partono sempre da un presupposto di (im)possibilità, come negli gli amori con mille ostacoli.

Perché al di là di tutto quello che c’è di storto e fottutamente contorto, al di là delle difficoltà dei siciliani nel credere nelle loro capacità senza cadere in controproducenti servilismi, la Sicilia è una terra che ti fa innamorare.

Per questo capisco Julie quando dice che vorrebbe tornare e mettere la sua professionalità al servizio di questa terra. Perché l’ho voluto fare anch’io.

Ho abitato e lavorato fuori abbastanza per capire che una delle cose che rendono grandi i luoghi e le città non è la miglior genetica ma la diversa mentalità delle persone che vi abitano.

Molti professionisti siciliani vogliono andare fuori perché sono attratti dalla mentalità del Can do (si può fare) e non vogliono fare i conti con la frustrazione del Can’t do (non si può fare) così sfortunatamente comune dalle nostre parti.

Se questi professionisti, professionisti come Julie Randazzo, avessero l’opportunità di tornare a casa, e se potessero portare con loro la preparazione e attitudine al fare acquisite all’estero, dove si potrebbe arrivare?

Come dice il motto di Bentornati al Sud che ha proprio lo scopo di mettere in contatto chi decide di tornare… “Si parte, con una valigia piena di Speranza. Si torna, con un bagaglio ricco di Esperienza.”

Penso allora a come diventerebbe il Sud se tutti quelli che se ne sono andati portando con sé arancine e speranza ritornassero portando con sé competenze ed esperienza.

È solo un ipotesi, un’eventualità lontanissima, come quando pensavo alla California dalla Sicilia e poi alla Sicilia dalla California, come quando credevo fosse impossibile trovare l’ispirazione e l’amore tra queste montagne sperdute.

Eppure ho trovato entrambi qui, l’ispirazione, e l’amore. E sono convinto che tanti altri troveranno il modo di farlo, che persone come Julie ritroveranno la via per la Sicilia, il percorso che da lontano li riporterà vicino, che dal mondo li riporterà a casa.

 

 

 

 

 

 

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