Crescita Personale Pensieri e parole

La tristezza ha uno scopo

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Luglio 10, 2019

Se hai mai visto il cartone animato Inside Out non avrai avuto difficoltà a comprendere il titolo di questo articolo: la tristezza ha uno scopo.

Se invece non l’hai visto ti basta sapere che è la storia del mondo interiore di Riley, una bambina che vive la difficile situazione di trasferirsi dal Minnesota, dov’è nata e cresciuta, a San Francisco.

Nel film le emozioni di Riley sono personificate da cinque personaggi: Gioia, Tristezza, Disgusto, Rabbia e Paura, ognuna delle quali influenza il suo modo di agire attraverso una console nel suo cervello.

le cinque emozioni del film inside out, disgusto, paura, gioia, tristezza, rabbia

Lo scopo del film, oltre a intrattenere, è quello di educare gli spettatori alla comprensione dell’interazione tra diverse spinte emotive.

In altre parole, non siamo esseri monocromatici, non abbiamo un solo colore, non siamo guidati da una singola emozione.

Nonostante si parli spesso di felicità (anche in questo blog) come se fosse un luogo da raggiungere e in cui rimanere, la verità è che la gioia è solo una componente delle nostre vite.

Se comprendi un’affermazione del genere comprenderai anche che la tristezza è il suo contraltare, e in quanto tale fa parte di noi quanto il suo opposto.

Non è un ospite indesiderato da buttar via di casa, da zittire, da sopprimere, ma ha uno scopo.

Qual’è lo scopo della tristezza?

Quando si è tristi si tende a giudicare meno, si è meno suscettibili a reazioni di rabbia, si diventa più riflessivi.

In uno stato d’animo del genere si acquista la capacità di provare empatia, si riconosce più facilmente la fragilità altrui, si viene a contatto con la propria.

Per questo motivo nel film Riley ritrova se stessa quando, osservando i suoi ricordi, ne trova uno in cui fu confortata dai suoi genitori.

In quel momento la sua tristezza divenne un collante che la portò a sentire la vicinanza di mamma e papà, e in quella vicinanza la sua felicità divenne completa.

Il messaggio qui è:

Non può esserci felicità senza tristezza e viceversa

La tristezza ci rende più umani, ci rende più veri, ci aiuta a rivederci nell’altro.

tristezza, bambino triste

Checché se ne dica, l’essere umano è compassionevole per natura, e la nostra natura è resa più umana dalla comprensione della tristezza altrui.

Se, quando siamo tristi, proviamo a distrarci o, peggio ancora, ad annegare o ad annacquare l’emozione con l’alcol o la televisione, non facciamo altro che fare un danno a noi stessi.

È vero, bisogna trovare il modo di smettere di essere tristi a un certo punto e tornare a vivere felici, ma non prima di aver lasciato che la tristezza faccia il suo corso.

Personalemente,

la tristezza mi è sempre servita a fare delle scelte importanti.

La nostalgia di casa mi ha portato a decidere di lasciare gli Stati Uniti per tornare in Europa, per esempio, ed è stata una scelta che mi ha cambiato in meglio la vita.

Allo stesso modo la tristezza potrebbe comunicarti che c’è qualcosa che devi cambiare, potrebbe essere il messaggero che ti aiuta a trovare la giusta strada.

Gioia e tristezza, dal film inside out

Ovviamente non auguro a nessuno di essere triste, e non ti direi mai di trovare motivi per esserlo.

Voglio solo dire che se accogliamo la diversità delle nostre emozioni saremo capaci di accogliere anche la diversità delle emozioni e dei comportamenti altrui.

Poche sono le persone che riescono a mantenere il controllo quando impauriti, arrabbiati, ansiosi, nervosi.

È una capacità di distacco da sé stessi che richiederebbe anni e anni di allenamento e meditazione.

Quindi, fino a quando non imparerai a essere illuminato come un monaco tibetano, ti rimane solo una manciata di cose da fare:

Se sei triste, sii triste.

Sei sei arrabbiato, si arrabbiato.

Se hai paura, abbi paura.

Se sei felice, sii felice.

Accetta qualsiasi emozione e lascia che venga e che vada via con i suoi tempi.

Se resisti, soprattutto le emozioni negative, dureranno di più.

Una persona molto più saggia di me mi disse una volta che le emozioni non si combattono, non si giudicano, non si accusano.

Al contrario, le emozioni si comprendono, chiedendosi da dove vengono e dove vogliono andare, chiedendosi il motivo della loro comparsa.

Avendo fatto diversi anni di terapia in passato posso dire con certezza una cosa, esiste una quantità preziosissima di informazioni dietro emozioni ricorrenti come la tristezza.

Informazioni che riguardano noi stessi, chi siamo, come siamo arrivati a fare le scelte che abbiamo fatto, a essere chi siamo diventati.

Ed è solo decifrando queste informazioni, e riscoprendo la propria nuda, semplice umanità, che si può essere più stabili, consapevoli, sereni.

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