Psicologia

Convinzioni limitanti: quali sono e come riconoscerle

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Agosto 5, 2019

Le convinzioni limitanti sono tutte quelle credenze che in modo più o meno consapevole limitano il nostro raggio d’azione e che hanno l’insidiosa caratteristica di rendere il processo di vivere più difficile del dovuto.

Per mostrare come nascono ti racconto una piccola storia:

Convinzioni limitanti: la storia dell’elefantino e del picchetto

Quando era appena un cucciolo, l’elefantino fu portato al circo per essere addestrato e venne legato a un picchetto con una catena.

All’inizio l’elefantino si dimenava e provava a liberarsi, ma il picchetto era troppo profondo e la catena troppo robusta, così, dopo centinaia di tentativi andati a male, arrivò a una triste conclusione: non sono abbastanza forte.

Passano gli anni e l’elefantino, che adesso pesa 6 tonnellate, è ancora legato allo stesso picchetto.

Gli basterebbe un leggero strattone a sradicarlo, ma è così sicuro di non avere la forza per farlo che rimane lì fermo, limitato dalla catena e dalla convinzione di non poterla rompere.

convinzioni limitanti
Convinzioni limitanti

Le 6 convinzioni limitanti più comuni: come riconoscerle

Molte persone passano quello che ha passato l’elefantino della storia, sono incatenate a delle credenze limitanti che impediscono loro di essere completamente libere.

Da piccoli hanno imparato una verità su loro stessi e hanno continuato a crederci negli anni, anche se le circostanze che l’hanno resa possibile sono cambiate, anche se loro stessi sono cambiati.

Di verità su sé stessi, poi, ce ne sono miliardi, ma le convinzioni limitanti spesso si assomigliano, si ripetono, e a monte sono tutte riconducibili a una qualche forma di mancanza di fiducia.

A fini esemplificativi ho scelto le 6 più comuni:

1. Non ho valore 

  • Le persone convinte di non avere valore sono alla costante ricerca dell’ approvazione altrui, senza la quale credono di non essere niente;
  • si fanno in quattro per essere apprezzati dagli altri, anche se può capitare che, per confermare la loro convinzione, facciano inconsapevolmente in modo di farsi rigettare;
  • spesso sono tipi permalosi e prendono tutto sul personale;
  • fanno cose che una persona valorosa farebbe – come essere un buon cristiano, un ambientalista, ecc. Il loro valore è definito da quello che gli altri considerano importante, non da quello che pensano loro stessi, perché, non avendo valore, la loro opinione non conta.
  • a volte chiudono relazioni o lasciano lavori prima che gli altri si possano rendere conto che non valgono.

2. Non sono abbastanza bravo/a

  • Chi crede di non essere abbastanza bravo/a o sceglie di non affrontare le vere sfide della vita o, all’opposto, sceglie di affrontarle tutte;
  • sono studenti perpetui, che provano a fare tutto e a raggiungere mete sempre più alte per dimostrare di essere all’altezza;
  • per loro quello che fanno non è mai abbastanza e si deve sempre fare di più;
  • non sono mai contenti dei traguardi che riescono a raggiungere e quando ottengono dei riconoscimenti li screditano nella loro mente, in quanto accettarli confermerebbe l’infondatezza della loro convinzione;
  • sono quelli che dicono frasi del tipo dovrei fare di più, studiare di più, lavorare di più, guadagnare di più”;
  • dietro tutto quello che fanno giace un sentimento di vuoto interiore che provano a colmare con un’incessante occupazione.

3. Non appartengo

  • Chi è convinto di non appartenere tenderà a comportarsi da eremita;
  • sarà molto diffidente nei confronti delle persone e troverà sempre scuse per non fidarsi;
  • se entrerà a far parte di un gruppo si comporterà in modo inusuale o sarà poco socievole, per giustificare la sua futura, e ai suoi occhi inevitabile, espulsione;
  • oppure farà di tutto per piacere ai membri del gruppo, per non farsi buttare fuori;
  • presterà particolare attenzione a ciò che rende gli altri diverso da lui o dal suo gruppo di appartenenza.

4. Non posso fidarmi di me stesso o degli altri

  • Sono solitamente convinti che gli altri li tradiranno quindi creano, inconsapevolmente, le circostanze adatte a favorire il tradimento;
  • non permettono a nessuno di farli sentire al sicuro e provano a fare tutto da soli;
  • hanno la tendenza a sentirsi fraintesi;
  • si sentono spesso poco riconosciuti, poco valorizzati o imbrogliati;
  • hanno serie difficolta ad aprirsi e a essere vulnerabili di fronte gli altri;
  • vogliono garanzie e regole per evitare di essere fregati;
  • di solito ammettono apertamente di non fidarsi di nessuno.

5. Non ho potere

  • Il sentimento predominante di chi crede di non avere potere è la rabbia;
  • biasimano sempre gli altri per quello che gli accade e si sentono vittime;
  • cercano di ottenere uno status symbol, un segno del loro potere;
  • sono convinti che gli altri abbiano il potere così possono arrivare a usare la manipolazione per instaurare alleanze e ottenere supporto;
  • a volte scelgono sfide che sono impossibili da superare così da manifestare il fallimento e confermare il credo;
  • se non riescono a imporre il loro volere possono diventare violenti;
  • fanno molta fatica ad assumersi la responsabilità delle loro azioni.

6. Devo essere perfetto/a

  • Coloro che credono di dover essere perfetti non iniziano mai niente;
  • Qualsiasi progetto o sfida hanno davanti impone un’eccessiva preparazione;
  • scorgono imperfezioni negli altri per stare meglio;
  • possono essere particolarmente ossessionati dalle apparenze e dall’ostentare la perfezione;
  • distruggono o cancellano tutte le prove della loro imperfezione.
convinzioni limitanti
convinzioni limitanti

Leggi anche: Perché pensi di avere ragione anche quando hai torto

Convinzioni limitanti: come superarle

L’elemento principale che aiuta a superare una convinzione limitante è il conflitto, cioè l’insopportabile sofferenza che emerge quando qualcosa che desideriamo sul serio diventa compromessa dalle nostre stesse credenze.

Per esempio chi non crede di potersi fidare avrà seri problemi a instaurare relazioni intime e durature.

Arriverà a un punto in cui, dopo l’ennesima delusione, dovrà scegliere se abbandonare la convinzione e fidarsi, o continuare a stare male e convivere con le conseguenze del non fidarsi.

Il conflitto, in questi casi, aiuta a prendere coscienza della convinzione limitante, porta a capire che il problema potrebbe in effetti non essere negli altri o nelle circostanze, ma dentro sé stessi, in quello che si crede.

Sarebbe un po’ come sé l’elefantino, stanco di essere incatenato, arrivasse a pensare, “ok, non ce la faccio più, forse è arrivato il momento di provare qualcosa di diverso, di drastico”.

E quel qualcosa di drastico, nella maggior parte dei casi, è accettare di avere torto, rinunciare a cercare le conferme della convinzione e provare invece a smentirla, facendo qualcosa che non si è mai avuto il coraggio di fare, qualcosa che parte dal presupposto opposto alla convinzione limitante, cioè:

Non è vero che non ho valore;

Non è vero che non sono abbastanza;

Non è vero che non appartengo;

Non è vero che non mi posso fidare;

Non è vero che non ho potere;

Non è vero che devo raggiungere la perfezione.

Dicendo “non è vero” a credenze del genere si apre una porta verso un mondo pieno di possibilità, un mondo che si è finalmente liberi di esplorare.

Per ulteriori aneddoti e storie sulle convinzioni limitanti leggi il libro del blog, Dentro la tana del coniglio – cosa ci rende felici

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