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AAA Cercasi compagnia – perché la solitudine fa più male delle sigarette

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Ottobre 10, 2018

AAA Cercasi compagnia

“Ciao, sono una ragazza di 28 anni e cerco la compagnia di un uomo gentile. Sono carina, amorevole, onesta e istruita.”

“Cercasi compagnia di donna. Sono un ragazzo single serio simpatico romantico tranquillo fedele e molto dolce. Contattami se anche tu vuoi una relazione seria, no perditempo”

“Sono una persona comprensiva e affidabile. Mi piacerebbe incontrare un uomo attento ai miei bisogni che mi sa amare per quella che sono…”

“Ho 43 anni, sono single da un po’ di tempo ormai e mi manca avere una donna al mio fianco…”

Il web è pieno di annunci del genere, pieno di esseri umani attaccati a uno schermo, alla ricerca di compagnia, di un contatto con altri esseri umani.

cercasi compagnia
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Cercare compagnia nell’era dei social

È anche per questo che usiamo i social dopotutto: trovare una connessione, soddisfare il bisogno di riconoscimento, sentirci più inclusi.

Il paradosso del nostro tempo sta nel fatto che, nonostante sia più facile connettersi è meno facile capirsi.

Nonostante le miriadi di modi in cui si può dare voce a pensieri od opinioni – come chattare, messaggiare, inviare foto, videochiamare – c’è meno intimità tra le persone.

Un questionario somministrato a più di 20.000 persone ha rilevato che sono proprio i giovani tra i 18 e 22 anni, la cosiddetta generazione Z, a riportare maggiori livelli di solitudine.

Inoltre, nell’ambito di uno studio effettuato negli Stati Uniti è stato riscontrato che un quarto dei partecipanti si è sentito estremamente solo almeno una volta nelle due settimane precedenti.

Cosa vuol dire questo? Ma, soprattutto, cosa comporta?

Cosa vuol dire essere soli

Essere soli, innanzitutto, non vuol dire necessariamente essere isolati dal mondo.

È possibile sentirsi soli anche in mezzo alle persone, in famiglia, ad un concerto, a scuola.

È possibile sentirsi soli anche se si ha un compagno o una compagna.

L’origine della solitudine che affligge l’animo umano va ritrovata non necessariamente nella mancanza di compagnia, ma nella mancanza di un forte legame, nella mancanza di fiducia, di accettazione, di intimità.

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Cercare la compagnia degli altri per proteggere la salute

L’avversione alla solitudine ha una ragione evolutiva.

Storicamente i rapporti sociali hanno sempre permesso all’uomo di sopravvivere, di crescere più al sicuro dai pericoli, di ottenere supporto psicologico e materiale dal gruppo di appartenenza.

Per questo motivo, a livello fisiologico, la solitudine può comportare alti livelli di stress.

Essere soli, per la parte più primordiale del nostro cervello, vuol dire essere in pericolo, essere più vulnerabili, avere più probabilità di morire. 

Coincidentalmente, coloro che non hanno amici intimi a cui rivolgersi per ottenere affetto, comprensione o empatia:

  • muoiono prima;
  • hanno più probabilità di sviluppare infezioni respiratorie croniche o di contrarre malattie
  • hanno meno probabilità di sopravvivere a invertenti chirurgici o a problemi fisici come l’infarto.

È stato pure riscontrato che il danno provocato dallo stress della solitudine per la salute umana è equiparabile al danno provocato dal fumare 15 sigarette al giorno.

E questi sono solo i rischi per la salute fisica.

La paura di essere isolati dai propri simili ha delle conseguenze rilevanti anche per la mente.

Da soli si è più suscettibili alla tristezza, alla depressione, alle dipendenze dalle droghe o dall’alcol.

Da soli si ha meno autostima, meno energia e voglia di fare.

Per questo cercare la compagnia degli altri e imparare a costruire relazioni intime e durature non è solo normale, ma può anche migliorare e allungare la vita.

Leggi anche: Come vivere felici, 6 consigli semplici ed efficaci

Cercasi compagnia: i fattori principali di un rapporto sano

Conta dunque ben poco avere mille amici su Facebook, come serve a ben poco essere in una relazione se questa relazione non è vera.

Quello che conta è individuare e saper coltivare i fattori principali che costituiscono un rapporto sano e rafforzano i legami tra le persone.

E questi fattori sono:

  • la capacità di ascolto,
  • la capacità di accettare l’altro senza giudicare,
  • la capacità di provare empatia,
  • la capacità di comprendere o quantomeno rispettare punti di vista diversi.

Molti di noi, pur avendo partner e amici, si sentono soli perché non si sentono compresi, accettati o ascoltati.

A nessuno piace parlare con chi non ascolta ed è esclusivamente incentrato su di sé, a nessuno piace sentirsi meno degli altri, sminuiti, ignorati.

L’egoismo e la mancanza di attenzione verso l’altro ostacolano la connessione e compromettono i rapporti, che siano questi familiari, di amicizia, amore o affari.

Tutti hanno bisogno di riconoscimento

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Andrew Carnegie

Per mostrare quanto il bisogno degli altri accomuni tutti gli esseri umani , si cita spesso la storia di Andrew Carnegie, il magnate dell’acciaio che divenne uno degli uomini più ricchi al mondo nella seconda metà dell’ottocento.

Nonostante la sua immensa fortuna, Andrew era alla costante ricerca di amicizie, riconoscimento e apprezzamento.

L’unico problema per lui era che alla gente non piaceva molto.

Mark Twain, considerato uno sei suoi più “cari amici” disse di lui che “lui stesso è il suo argomento più caro, l’unico argomento in cui lui è stupendamente interessato”.

Pare infatti che Carnegie non facesse altro che vantarsi dei complimenti ricevuti da persone famose e che parlasse per ore ed ore delle attenzioni che gli venivano mostrate.

La sua storia è indicativa di come i potenti e i ricchi sono spesso affamati quanto i poveri, anche loro desiderosi di attenzione, riconoscimento, ammirazione.

La mancanza di riconoscimento e compagnia affligge ogni essere umano a prescindere dalla sua posizione economica e sociale, e dimostra che il bisogno degli altri è il principale fattore di democratizzazione per gli uomini.

Perché ci rende tutti uguali, azzera le differenze, ci ricorda che il denaro serve a poco se non si hanno amici, se non si ha il rispetto e la comprensione degli altri.

Lo stesso Warren Buffet, attualmente il terzo uomo più ricco del mondo, afferma:

“Se arrivi alla mia età e nessuno pensa bene di te, non importa quanto sia grande il tuo conto in banca, la tua vita è un disastro”

Quindi prima ancora di pensare al successo materiale, pensa alle persone.

  • Prima di pretendere di essere ascoltato, ascolta;
  • prima di pretendere di essere compreso, comprendi;
  • prima di pretendere amore o compagnia, dedicati a qualcuno; 
  • prima di pretendere rispetto o ammirazione, impara a rispettare, a vedere le cose dal punto di vista dell’altro.

Perché impegnarsi nei rapporti non è una perdita di tempo, è un vero e proprio investimento con ritorni sostanziali in salute e in felicità.

Lettura consigliata: Solitudine, l’essere umano e il bisogno dell’altro

copertina libro Solitudine - L'essere umano e il bisogno dell'altro di John T.Cacioppo
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