Sviluppo personale

3 motivi per smettere di guardare il telegiornale

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Marzo 27, 2018

“Molti di noi non si rendono conto che il telegiornale sta alla mente come lo zucchero sta al corpo”

R.Dobelli

Viviamo nell’era dell’abbondanza, di cibo, di forme di intrattenimento, di centri commerciali, di negozi online, di siti, di hashtag e di like.

Ma viviamo anche nell’era dell’informazione, dove qualsiasi avvenimento è alla portata di un click, dove le notizie che prima erano monopolio esclusivo di giornali e telegiornali adesso invadono le bacheche dei nostri profili social.

Ma qual’è lo scopo di tutta questa informazione?

A cosa serve, realmente, il telegiornale?

Ci aiuta sul serio a vivere meglio? Ci rende più felici? Ci permette di prendere decisioni più sensate?

Per almeno un paio di decenni ho associato il pranzo alla sigla del TG1 o del TG5, arrivando a pensare quasi che i fusilli fossero meno buoni senza il sottofondo dei titoli di apertura.

Ultimamente però ho iniziato a notare una cosa, a prestare più attenzione al fatto che le parole usate nei telegiornali e nei siti di cronaca sono, molto spesso, e in modo sproporzionato, negative.

Ho fatto così un piccolo esperimento, ho provato a isolare tutte le parole con un’accezione negativa dal resto del testo per vedere quanto frequentemente venissero pronunciate.

Il risultato? 

Solo nei primi minuti di TG1 e nella prima pagina di Repubblica.it eccoti: strage, attentato, morti, tragedia, rapina, uccisa, incidente, arrestati, terrorismo, feriti, investito, moriva, omicidio, scomparso, violentata, alluvione, emergenza, incendio, dispersi, bomba, shock, prostituzione, schiavi

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Il telegiornale rende negativi, 3 motivi per smettere di guardarlo

Sentire parole come queste è l’equivalente di ingerire tossine.

E se questa era soltanto una fetta dell’immensa torta di notizie, immagina quante parole tossiche la nostra mente ingerisce quotidianamente, da Facebook a Twitter, dalle radio ai TG che durano 24 ore.

All’estremo opposto, la coltivazione della felicità richiede cura e attenzione nelle parole che sentiamo e che usiamo.

Così come prestiamo attenzione a quello che mangiamo per non fare male al corpo, dovremmo fare attenzione alle parole che ascoltiamo e che vediamo per non compromettere la serenità della mente.

È dunque consigliabile, a mio avviso, limitare l’informazione che riceviamo dai media, e smettere di guardare completamente il telegiornale… per tre motivi:

1.  Distorce la realtà 

Sfruttando una nostra innata predisposizione a prestare attenzione al pericolo, i telegiornali presentano un’alta percentuale di notizie negative e una bassa percentuale di notizie positive.

Ciò non vuol dire che nel mondo avvengono principalmente eventi tragici, ma che questi acquistano priorità su altri fatti.

Attraverso lo schermo il mondo appare così come un luogo sostanzialmente violento, con la conseguenza che si vengono a creare, nella mente di chi guarda, preoccupazione e stress.

Inoltre, a causa di un effetto chiamato resonance, il telegiornale può creare stereotipi negativi e paure infondate nella vita di tutti i giorni: se il TG parla di un atto violento compiuto da un immigrato, mi sentirò meno sicuro quando per strada ne incontro uno; se sento parlare di un attentato in aeroporto avrò più paura di viaggiare. 

In questi casi la paura non sarà tanto reale quanto percepita, ed è probabile che la nostra stessa percezione del mondo venga alterata di conseguenza.

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2. Il suo intento non è solo quello di informare ma è anche quello di fare audience.

Senza spettatori non si lavorerebbe, allora cosa fare per tenere la gente attaccata al televisore?

Si sensazionalizza tutto, si aggiunge musica alle immagini, si parla di problemi minori facendoli sembrare gravi e imminenti, e si ignorano problemi reali.

Prendiamo per esempio le cause di morte in America con questo grafico:

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Nella prima colonna si leggono le reali percentuali delle principali cause di morte negli Stati Uniti.

Nella seconda si vede la distribuzione delle ricerche su Google delle stesse cause.

Nella ultime due colonne, infine, è riportata la percentuale di copertura mediatica per ogni causa.

Come si può intuire dalle proporzioni delle barre colorate, giornali e telegiornali tendono a soffermarsi esageratamente sulle cause minori, cioè attentati terroristici e omicidi.

E questo avviene a discapito del fatto che nella realtà gli omicidi rappresentano lo 0,9% delle morti e i decessi per terrorismo meno dello 0,01%.

È allora evidente che il telegiornale ha bisogno di dipingere un mondo pericoloso, dove regnano terrore e disgrazie.

E lo fa perché questo è ciò che attira la nostra attenzione, ciò che ci tiene incollati allo schermo.

La verità è che il mondo è molto più complesso di quanto sembra, e non può essere raccontato in 20 minuti.

Ci vuole pensiero divergente e capacità di osservazione per distinguere ciò che è realmente un pericolo da ciò che non lo è.

La vita non si vive in digitale, si vive in carne e ossa, perché è in questo modo, attraverso l’esperienza diretta, che possiamo comprendere appieno la realtà che ci circonda.

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3. Non serve

Per finire ammettiamolo, è probabile che la consapevolezza di cosa succede nel mondo non ti renderà di gran lunga più felice.

Quand’è stata l’ultima volta che un telegiornale ti abbia ispirato o aiutato a prendere una decisione importante?

Quando ti sei sentito meglio guardandolo? Cambierebbe di molto la tua vita professionale o familiare senza?

Non c’è nessuna prova che guardare il TG ci renda più saggi, educati, intelligenti, comprensivi o dei cittadini migliori. Anzi, forse è proprio l’opposto.

Il web è pieno di testimonianze di persone che, dopo aver staccato la spina dell’informazione h24, hanno trovato più tempo per leggere, riportano maggiori livelli di creatività e produttività, una più prolungata capacità di attenzione, un più elevato ottimismo.

Il telegiornale, come anche i social media, ha una funzione educativa perché indirizza il nostro pensiero sul mondo, plasma la nostra sensibilità.

Secondo K. Popper “il punto centrale nel processo educativo non consiste soltanto nell’insegnare fatti, ma nell’insegnare quanto sia importante l’eliminazione della violenza.

L’informazione ha dunque uno scopo se ci aiuta a diventare migliori, più pacifici, se ci aiuta a crescere, a condividere esperienze meravigliose e significative.

Il mondo non ha bisogno di persone passive informate sui fatti, il mondo ha bisogno di persone attive con le conoscenze giuste per fare la differenza.

(Video) Tutto quello che senti nei film è una bugia

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