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Sviluppo personale

Il sogno di andare a vivere in America, tra speranze e illusioni

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Ottobre 2, 2019

È da più di un secolo che andare a vivere in America è il sogno di mezzo mondo, da più di un secolo che gente piena di speranza fa di tutto per arrivare nella terra delle opportunità.

Prima si prendeva la nave e si viaggiava un mese per arrivare, adesso bastano poche centinaia di euro per il biglietto aereo, se sei fortunato, o poche migliaia di euro per passare il confine a piedi dal Messico, se non lo sei.

È qui sta la prima differenza tra coloro che riescono a vivere in America, la distinzione tra i fortunati e gli sfortunati.

Andare a vivere in America, tra fortuna e sfortuna

Gli Stati Uniti hanno avuto il grande merito di essersi costruiti una reputazione di paese democratico per eccellenza.

L’esperienza di quegli immigrati che dopo aver deciso di andare a vivere in America hanno fatto fortuna partendo da zero ha offuscato quella di coloro che la fortuna non l’hanno fatta e che sono costretti a sudare tutte le camicie che hanno per arrivare a fine mese.

Che poi, che tu sia ricco o povero, negli Stati Uniti le camicie le devi sudare lo stesso, visto che l’ossessione per la produttività e il lavoro da 12 ore al giorno ce l’hanno tutti, pure, e soprattutto, i ricchi.

Perché non c’è assolutamente nulla di peggio, per la cultura americana, dell’ozio e la pigrizia.

Se sei uno, o una, che a 25 anni non ha ancora capito cosa fare e magari vive ancora a casa con i suoi… meglio non dirlo in giro.

Se poi hai ancora ste difficoltà a 30 o a 40 anni… rischierai di avere seri problemi ad ambientarti.

In sostanza, e qui parlo per esperienza personale pur essendo consapevole che la situazione cambia drasticamente in base a dove vivi, l’americano doc non ha molta pazienza e non ha molta empatia.

Vanno bene le pause di riflessione esistenziale, ma se sei un adulto dovrai dimostrare di saper lavorare e saper produrre, di essere in grado di ottenere risultati concreti, di saper gestire e far circolare denaro.

In America si nasce a pagamento, si cresce a pagamento, si va a scuola e all’università pagando molto se sei fortunato, poco se non lo sei, e poi si trova un lavoro per ri-pagare i prestiti che hanno pagato la scuola e i presiti per comprare la casa e quelli per comprare la macchina.

Se sei molto fortunato, la scuola in cui andrai sarà prestigiosa, il lavoro che troverai ben retribuito, e la casa che potrai permetterti in una zona residenziale di una città come Los Angeles o Chicago.

Se sei fortunato, in altre parole, potrai vivere l’essenza del sogno Americano in una villetta col giardino davanti e giardino dietro, mercedes nel vialetto e grigliate di hamburger e hot dog il 4 luglio.

Sarai in grado di pagare le tue bollette e le spese della carta di credito senza alcun problema, avrai pur sempre debiti intendiamoci, ma saranno debiti che non ti complicheranno più di tanto la vita fino a quando sarai in grado di continuare a produrre.

Il discorso sarà però diverso se non sei fortunato, se sei un loser, in quanto potresti vedere la casa col giardino solo da lontano, o dovrai fare i salti mortali per pagarne una col balcone, tutto per convincerti che sì, in fondo sei libero, e in fondo ce l’hai fatta, lo stai proprio vivendo il sogno americano.

Solo che tu, come molti altri, possibilmente non ti renderai conto di quello che c’è da sacrificare per quel sogno, per vivere all’americana, ambendo sempre al top, ad arrivare in cima a una montagna che forse non hai nemmeno scelto liberamente di scalare.

E questo non lo dico solo io che negli Stati Uniti c’ho vissuto, lo diceva anche Tiziano Terzani, che l’America l’ha amata e l’ha odiata molto prima di me.

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Gli Stati Uniti negli occhi di Tiziano Terzani, e nei miei

Adattato dal capitolo “Dissociazione”, del libro Dentro la tana del coniglio – Cosa ci rende felici.

 A volte avevo l’impressione che a goderci la bellezza di New York eravamo davvero in pochi. A parte me, che avevo solo da camminare, e qualche mendicante intento a discutere col vento, tutti gli altri che vedevo mi parevano solo impegnati a sopravvivere, a non farsi schiacciare da qualcosa o da qualcuno.

T.Terzani – Un altro giro di giostra

Quando abitavo negli Stati Uniti la maggior parte degli artisti che incontravo avevano un secondo lavoro che li manteneva, ma con il quale non si identificavano mai.

Specialmente in California attori, modelli, cantanti e scrittori vanno a lavorare nei ristoranti o a fare i postini per la FedEx per potersi mantenere mentre perseguono i loro sogni nei fine settimana o nel tempo libero

Anch’io ho fatto parte di quest’allegra carovana di sognatori in bilico tra due mondi: andavo in giro a suonare nei locali la sera, con la giacca di pelle e il jeans strappato, e mi vestivo da pinguino il giorno dopo quando andavo a servire quelli che si guadagnavano da vivere facendo quello che volevo fare io.

E tutte le volte mi chiedevo, “ma cos’è che hanno loro più di me?”.

La vera risposta era “niente”, quella che davo a me stesso… “tutto”.

Sognavo di fare la rockstar, ma invece di pensare alla musica mi concentravo sull’insormontabilità delle cose. Allora continuavo a portare filet mignon alle star di Hollywood, illudendomi di poter captare in qualche modo il segreto del loro successo, illudendomi di essere uno di loro.

Sentivo spesso parlare in giro dell’aspirazione per il palcoscenico, per la fama, per il tappeto rosso, e tutte le volte era la stessa campana a suonare: è una questione di fortuna, c’è chi ha la tanto agognata “botta di culo”, e chi deve convivere con la dea della sfiga.

“Che gran cazzata” pensavo io.

Non era la sfiga a tenermi imprigionato in un lavoro che odiavo, ero io stesso.

La fortuna non esiste, siamo noi a creare la realtà in cui viviamo. 

L’aspirante attore che da 30 anni lavora in un ristorante mentre continua a fare provini non è stato sfortunato. Ha semplicemente manifestato una realtà in cui ha profondamente (e inconsapevolmente) creduto.

Con le parole dice di voler fare l’attore, ma le sue azioni dicono qualcos’altro: “non sono abbastanza bravo per fare l’attore, ma sono abbastanza bravo per fare il cameriere”.

Quando l’uomo ha fede in sé stesso riesce a sfidare l’incertezza, quando non ha fede cerca la certezza. Il destino crudele c’entra ben poco. Esso infatti non ha moralità. Se viviamo in una dimensione separata da quello che desideriamo è probabilmente perché, in fondo, crediamo di meritarcelo.

Per Tiziano Terzani questo modo di vivere è tipico della società americana, secondo lui affetta da una “sottile e innocua forma di follia”, dove “nessuno è mai a suo agio nella propria pelle, nessuno è contento di essere chi è, soddisfatto di quel che fa. Mai nessuno è felice di essere dov’è”.

La dissociazione, come la chiama lui, è il male invisibile che affligge la mente degli americani, ed è anche il male del nostro tempo.

È quest’idea balorda secondo la quale è giusto e “responsabile” mettere da parte l’amor proprio, la propria curiosità, i propri desideri, per un assegno mensile, per un iPhone, per un divano in pelle, per un televisore HD, per una BMW, per una vacanza al mare.

È un recinto di filo spinato che ci separa dalla possibilità di essere pienamente noi stessi; è l’illusione di poter vivere un domani pieno di sorprese mentre lavoriamo per la prevedibilità delle cose. 

La cultura americana si basa molto questo tipo di praticità e sull’ossessione per avere cose, sul consumismo sfrenato. Si fida di chi ha denaro molto di più di quanto si possa fidare di chi ha cuore e buon senso, e sacrifica facilmente l’empatia per il disprezzo della povertà.

È questo che ha notato Terzani nel suo libro Un altro giro di giostra, è questo che ho notato anch’io nei 6 anni che ho passato tra Boston e Los Angeles.

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Vivere negli Stati Uniti, contraddizioni

Adesso che abbiamo considerato i lati negativi della cultura americana, come il consumismo e l’ossessione per l’accumulo di ricchezza, passiamo agli aspetti positivi e pratici.

Cosa vuol dire, in concreto, vivere negli Stati Uniti?

Mettendo da parte tutte le difficoltà che potresti avere con il visto o l’elevato costo della vita, trasferirsi oltreoceano è sicuramente una scelta che cambia la vita.

Prima di tutto c’è l’efficienza, delle scuole, delle università e degli ospedali privati che, se pur non accessibili a tutti, sono sempre all’avanguardia e super professionali.

Studiare in un college americano, per esempio, è un’esperienza unica, che ti dà accesso a un livello di istruzione che spesso non eguali.

Ti potrebbe sembrare ti stare vivendo un film, con i pranzi alla mensa e le feste delle confraternite, i test scritti e le serate passate a studiare nella library.

Una volta laureati, ci sono poi infinte possibilità lavorative, potendo scegliere tra aziende leader nei più disparati settori, dalla sanità alla tecnologia, e potendo godere di benefici consistenti, salari adeguati e opportunità di fare carriera.

Un’altra cosa che adoravo degli Stati Uniti, era poi la facilità con cui si poteva reperire di tutto online e la facilità con cui si possono fare cose che in Italia richiedono lungaggini burocratiche come aprire un conto in banca o una partita IVA.

Io, per esempio, c’ho messo una settimana per ottenere quello che mi serviva per vivere lì, come la social security card (equivalente del nostro codice fiscale), la patente e il conto corrente.

Per il resto, mi sono costruito una vita intera grazie a Craigslist: ho trovato lavori, una casa, un’auto, una band con cui suonare, un basso, un amplificatore.

Sotto molti altri punti di vista, la vita negli States è a tratti più gratificante rispetto a una vita in Italia, ma anche molto più stressante.

Dopo tutto, stiamo parlando di una terra piena di contraddizioni.

  • Qui troverai le persone più aperte e progressive e quelle più chiuse e bigotte.
  • Troverai che è molto semplice fare amicizia ma molto difficile mantenersi in contatto.
  • Che è facile trovare lavoro ma anche facile perderlo.
  • Che ci sono ospedali super moderni ma che solo in pochi possono entrare.
  • Che grazie all’utilizzo sfrenato di internet in ambito sociale e romantico è facilissimo incontrare potenziali partner ma difficile soffermarsi su qualcuno in particolare.

Consigli pratici per vivere e ambientarsi in America

Dopo aver visto alcuni pro e contro, se riuscirai ad andare a vivere in America grazie a uno dei tanti visti disponibili per gli stranieri, ti consiglio di calibrare bene le tue aspettative.

Non sto dicendo che sarà tutto complicato, ma neanche che sarà il sogno che tutti dipingono da un secolo a questa parte.

  • Prima di fare qualsiasi cosa, prenditi cura dell’aspetto legale, affidandoti magari a un avvocato per avere tutte le carte in regola.
  • Negli ambiti sociali, ricordati di parlare con cautela di religione e politica con sconosciuti, gli americani sono molto sensibili a questo tipo di discorsi e tendono a non esprimere facilmente le loro opinioni a riguardo.
  • Fa amicizia, trova la tua nicchia, un gruppo di persone con cui ti piace stare, perché l’America è grande e viverci da soli può far sentire parecchio isolati dal mondo.
  • Rispetta il tempo delle persone. Negli States la gente è spesso molto impegnata, e capita che per incontrare qualcuno si debba concordare in anticipo una data che vada bene per entrambi.
  • Rispetta le formalità. Gli americani ci tengono parecchio alle convenzioni, ai biglietti di auguri, agli inviti e alle reciprocità.
  • Approfitta di quello che la tua città ha da offrire, soprattutto se vivi in città come New York o San Francisco, il livello del talento, degli spettacoli e dell’arte in questi luoghi è il più alto al mondo, non perderti concerti e mostre.
  • Trova del tempo per viaggiare, soprattutto nelle zone interne dove potrai ammirare paesaggi naturali sconfinati e mozzafiato.
  • Qualsiasi cosa tu faccia, impegnati e prova a mostrare il tuo vero potenziale. Gli americani apprezzano tantissimo chi è auto-motivato e determinato a fare bene, e gli sforzi di solito pagano sempre.

Infine, concentrati sul lato positivo della vita in America, trovando gli americani aperti e sensibili, evitando quelli troppo superficiali e materialisti.

Usa quest’esperienza per imparare di più su te stesso e sul mondo, perché la cosa più bella degli Stati Uniti è che qui puoi essere davvero chi vuoi.

Nessuno si fa problemi se un giorno decidi di cambiare lavoro o città, a tutti è concesso di sperimentare con la propria vita per trovare ciò che li rende felici, ed è questo che secondo me rende vivere negli States un catalizzatore di crescita personale.

Vivendo lì si respira ogni giorno l’ambizione a migliorarsi e a fare bene che, se in certi casi provoca egoismo e arroganza, in altri ti spinge a superare i tuoi limiti e le tue paure, possibilmente portandoti a scoprire un talento che non sapevi di avere.

Vivere negli Stati Uniti, l’esperienza di Francesca Prandstraller (Video)

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