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Consapevolezza

Conoscere se stessi è la sfida più importante della vita

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Febbraio 4, 2020

Non voglio sembrare esagerato, eppure penso che riuscire a conoscere se stessi equivalga a garantirsi un futuro sereno con il più azzeccato degli investimenti.

Di recente ho acquisito familiarità con un concetto, il concetto di premessa.

Per essere più chiari, ognuno di noi imposta la propria esistenza su una premessa, che può essere “il mio destino è fare lo scrittore” oppure “per trovare un posto fisso bisogna avere conoscenze”.

Ci sono milioni, forse miliardi di premesse. E una volta scelta la propria la vita verrà condizionata enormemente.

Sarebbe un po’ come programmare un computer, come scrivere il codice del suo sistema operativo e fare in modo che sia in grado di svolgere determinate funzioni.

Alcuni computer vengono programmati per fare semplici calcoli, con altri puoi creare vere e proprie forme di arte digitale.

La scelta sta a monte, all’intenzione del programmatore.

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Conoscere se stessi vuol dire conoscere le proprie premesse fondamentali

Qual’è la tua intenzione di vita?

Cosa hai deciso di fare con il tempo che ti è stato dato e perché?

Sono domande a cui è tanto facile dare una risposta superficiale quanto difficile darne una che sia vera.

Il motivo è che è molto facile illudersi o farsi condizionare dalle circostanze e dalle persone.

Mettici poi che viviamo pure in una società sempre più caratterizzata dall’ansia e dalla paura per il futuro e capirai quanto è realmente difficile andare alla radice delle nostre premesse fondamentali.

Dopotutto, è facilissimo ammettere che si vuole lavorare come architetto perché si è studiato architettura o che si vuole lavorare nel pubblico perché c’è la crisi e il privato non dà garanzie.

Ma quali sono le premesse fondamentali dietro queste scelte?

Perché hai studiato architettura?

Ti fa stare bene? È qualcosa che hai sempre sentito di voler fare?

Perché vuoi il posto fisso nel publico? Per amore dell’amministrazione o paura di non avere lo stipendio fisso?

E sei sicuro che la tua paura sia reale o ci credi perché ti fai influenzare dalla gente o dal telegiornale?

Potremmo fare lo stesso tipo di domanda con altri settori accademici o con la scelta di aprire un’attività commerciale.

Spesso si fanno scelte che finiscono per portarci in fondo a strade che possono esser giuste come possono essere sbagliate o parzialmente sbagliate.

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La storia di come sono finito a inseguire il sogno sbagliato

Come sempre, utilizzo me stesso come esempio.

Un giorno ho capito che mi ero laureato in giurisprudenza seguendo la premessa sbagliata.

Così ho deciso di cambiare il mio modo di pensare, il mio sistema operativo, e ho deciso di dedicarmi completamente alla musica.

La premessa lì sembrava più vera, cioè “non sono un avvocato ma dentro sono un musicista”.

E seguendola iniziai a fare musica a tempo pieno, andando prima a Milano, poi a Boston, poi a Los Angeles, poi a Londra, poi in Cina, poi di nuovo a Londra.

Feci migliaia di chilometri e centinaia di esperienze, belle e brutte, tutto perché un giorno ho deciso che la mia verità era fare il musicista.

Da notare: non avevo le idee chiare su quale strumento volessi suonare o su che tipo di musicista volessi essere, fatto sta che suonavo prima la chitarra, poi decisi di fare composizione, poi passai al basso, prima in una band rock poi in diverse cover band per eventi e matrimoni.

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Il mio errore

Sarebbe bello ammettere che scegliendo di inseguire quel sogno tutto andò bene e adesso vivo di musica.

Ma non è andata così.

Perché c’era un’altra premessa sbagliata in quella miriade di piccole scelte giornaliere che mi hanno fatto girare in tondo come una trottola.

E la premessa era che se non diventavo famoso non valevo nulla.

Non c’era amore vero dietro quello che facevo, non c’era una vera intenzione di vivere di musica, non c’era una passione per l’attività pratica di fare musica giornalmente.

La carriera come bassista era solo un mezzo per ottenere qualcos’altro.

Cioè, avevo creato un personaggio, Vincenzo il musicista, che serviva a farmi vivere una fantasia e distrarmi dalla realtà di chi ero veramente.

Non avevo idea di chi ero veramente.

Agivo solo sulla base di quella premessa perché era questo il piano e non c’era nient’altro da fare.

Non notavo che durante il giorno non avevo nessun desiderio di prendere in mano il mio strumento o che non avevo interesse a scoprire musica nuova.

Non notavo che quando suonavo sul palco ci fosse poca gioia nei miei occhi.

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La scelta di chi essere

Quanto descritto non è qualcosa che faccio solo io.

Un po’ tutti, a un certo punto, scelgono un piano di vita più o meno veritiero e poi lo seguono quasi ciecamente, senza “controlli periodici di autenticità”.

E un po’ tutti noi (in modi diversi) creiamo dei personaggi.

Quando ci chiedono chi sei? rispondiamo con risposte approssimative tipo sono un ingegnere, un avvocato, un dottore.

Per quanto non dica nulla su chi siamo realmente dentro, una risposta del genere soddisfa il nostro bisogno di avere un ruolo e il nostro bisogno di coerenza e semplicità.

A nessuno piacerebbe ammettere di non aver ancora capito cosa fare della propria vita a trent’anni, di non avere un lavoro stabile o un’identità precisa.

Così ci affanniamo a scegliere un personaggio come quando ci si affanna a scegliere una sedia nel gioco delle sedie musicali.

Perché lo sforzo di conoscere realmente se stessi fa molta più paura dello sforzo di scegliere la prima opzione disponibile, e fa anche più paura dell’idea di cambiare la propria vita a qualsiasi età.

Conoscere se stessi: il vero Io vs. il personaggio

Mi preme adesso ricordare che dietro le scelte che vanno a costituire il nostro personaggio, ovvero colui o colei che rappresenta chi siamo in apparenza, c’è un altra persona.

Dietro il personaggio del musicista che avevo scelto per placare le mie insicurezze c’era una persona con una voce e con una vocazione.

Una parte di questa persona ti sta scrivendo in questo momento, ti sta dicendo che non sei solo quello che sembri in apparenza, e non sei quello che fai.

Dietro quello che fai ci possono essere delle premesse sbagliate e svelando queste premesse potresti scoprire di dover, o voler, fare qualcosa di completamente (o parzialmente) diverso.

Esiste una parte di te che rappresenta la verità su chi sei, il tuo vero Io.

Al suo interno non esiste paura perché la connessione con la nostra verità ci dà sicurezza, più di quanto non possano mai fare i soldi o le relazioni.

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La verità su noi stessi

Quando ci si toglie la maschera e si diventa capaci di fare e dire quello che si vuole si sente una sorta di libertà.

È la stessa libertà che provano i pensatori e gli artisti che hanno cambiato il mondo o i personaggi più influenti della scienza o della politica.

È una libertà che dà forza e potere alle tue parole e alle tue azioni, perché viene “captata”, percepita da chi l’ascolterà.

Quando il nostro lavoro si fonda sulla verità personale diventa enormemente magnetico.

Il contrario avviene quando agiamo su false premesse.

Ti basta pensare allo stato irrequietezza che si prova dinanzi a qualcuno che sembra avere qualcosa da nascondere per capire cosa intendo.

Se viviamo appieno la nostra verità non c’è nulla che possa fermarci.

Nessuno saprà contrastare la tua verità, ma se menti a te stesso troverai mille ostacoli.

Quando viviamo una bugia ecco che iniziano gli imprevisti, i problemi, le cose non funzionano per qualche ragione e non si ottengono mai gli effetti sperati.

Ciò avviene perché l’Universo non vuole che tu sia un personaggio, vuole che tu sia Tu.

Quando scopri chi sei veramente, allora, l’Universo inizierà ad aprire porte per te laddove prima c’erano muri (J.Campbell).

Sentirai che c’è una sorta di spontaneità nel modo in cui le cose si sistemano e che non devi sforzarti di far funzionare nulla.

In conclusione, come ho detto all’inizio, conoscere se stessi equivale ad assicurarsi un futuro sereno.

Perché se le illusioni ci fanno restare fermi e ci tolgono la forza di vivere, la verità su chi siamo ci farà andare avanti e ci renderà felici.

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