Amore e odio nei figli: cosa fare quando ci insultano

amore e odio
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Mi capita spesso di leggere sul web di genitori disperati che non sanno gestire la rabbia dei figli. Famiglie intere “intrappolate” tra amore e odio.

Nel mio lavoro sono a stretto contatto con adolescenti. Vivo con loro vittorie e successi, ansie e frustrazione.

Questo dualismo è molto forte in loro.

Spesso confondono l’amore con l’odio. Interiorizzano nel modo sbagliato i due sentimenti e fanno pasticci anche con le persone a cui tengono.

Questo però non comincia con l’adolescenza.

Sarà un articolo dove proverò a mettere in ordine idee ed esperienze.

Non vuole essere giudicante nei confronti di nessuno.

Credo fortemente però che il nostro atteggiamento di genitori è fondamentale, anche nei primi anni di vita dei nostri figli.

Siamo pronti?

Sarà un’occasione per tutti (anche per me) di conoscere nuove prospettive per affrontare al meglio certi problemi adolescenziali.

Amore e odio in un bambino che cresce

Anche nei più piccoli, cominciamo a vedere questo dualismo.

Un bambino esplora il mondo e le persone che ne fanno parte, primi fra tutti i genitori.

Ci sfidano con i capricci e ci “manipolano” con le bugie.

Finchè sono piccoli può essere che diamo poco peso alla cosa.

Ho una figlia di 5 anni che a volte prova a raccontare la sua versione delle cose.

Probabilmente le viene anche più naturale essendo figlia di genitori separati.

Prova a vedere se riesce a ottenere qualcosa da uno dei due “tanto l’altro non lo sa”.

Come tutti i bambini però, la sua capacità di immaginare non è completa e quindi si contraddice.

Già quando sono piccoli manifestano “amore e odio” per i genitori:

  • Quando hanno un bisogno piangono e fanno i capricci se non vengono subito accontentati, fanno la faccia arrabbiata o stringono con le mani.
  • Fanno smorfie e linguacce quando chiedi loro qualcosa che non vogliono fare.
  • Si risentono se li riprendi su un comportamento sbagliato e passano qualche minuto a ignorarti.
  • Sorridono quando stemperi la tensione.
  • Ti abbracciano o cambiano discorso dicendo di voler giocare quando sentono che la sgridata è finita.

Capita a volte che, per non vederli piangere o per non affrontare i loro capricci (soprattutto in luoghi pubblici dove le loro urla possono essere imbarazzanti) li accontentiamo.

Accettiamo per loro qualcosa che pensiamo essere sbagliato, tipo:

  • Non mettiamo loro una regola precisa per guardare i cartoni.
  • Se il giorno dopo non c’è scuola tendiamo a non discutere più di tanto sull’orario di andare a letto.
  • Chiudiamo un occhio se lo vediamo di sfuggita mangiare il quarto cioccolatino anche quando gli avevamo detto che il terzo sarebbe stato l’ultimo.

I nostri bambini ci provano sempre a ottenere qualcosa da noi.

E noi spesso cadiamo nella loro trappola.

“Dai, cosa sarà mai una puntata in più di Masha e Orso”

“Passo poco tempo con lui. Se poi devo anche rovinarci la serata per mezz’ora in più alzato…ne vale la pena?”

“Sì, l’ho visto il furbetto che “rubava” un cioccolatino. Dai però che tenero è?”

Torno a ripetere che non voglio giudicare nessuno.

Anche io spesso non sapevo cosa fare e ho accettato questi comportamenti.

Credo però che l’importante sia essere consapevoli delle conseguenze a breve e soprattutto a lungo termine.

Stiamo sempre parlando di relazione genitori e figli ed è bene che i ruoli non vengano mai scambiati.

A volte una piccola cosa sembra essere ininfluente.

Ma vediamo un ipotetico scenario futuro.

Il pericolo di un’eccessiva accondiscendenza

Un bambino accontentato troppo spesso rischia di crescere con l’idea che “tutto gli sia dovuto”.

Se fin dai primi anni non dovrà mai fare niente per conquistarsi qualcosa può essere che quando diventi adolescente vedrà solo sè stesso.

La priorità sarà (come sempre fino a quel momento) soddisfare i propri bisogni e vedrà il genitore come strumento per soddisfarli.

Dall’altra parte il papà o la mamma si ritroveranno davanti una persona quasi adulta che li manipola con richieste che adesso cominciano a diventare pesanti da sostenere.

Si può capire un genitore che accontenta un figlio per non vederlo soffrire, perché i “no” sono dolorosi e perché vorremmo che i nostri figli abbiano sempre il meglio.

“Voglio dargli tutto quello che non ho mai avuto”

Quante volte abbiamo sentito questa frase?

Come una sorta di riscatto alla vita, adesso che siamo noi genitori non vogliamo negare a nostro figlio qualcosa che oggi abbiamo l’occasione di dargli.

Così facendo però si ribaltano i ruoli.

In questo articolo abbiamo parlato di quanto sia importante dare delle regole ai figli e di quanto facciano loro bene.

Un figlio che “comanda” i genitori proverà:

 È normale che un figlio ci sfidi, è la sua strada per crescere e passare a un “livello” successivo.

Siamo noi, che non dobbiamo retrocedere.

Un genitore che si vede imporre le cose dal figlio, non riuscirà ad avere un rapporto sano, né con lui, nè con gli altri componenti della famiglia.

Questo porterà tensioni che probabilmente sfoceranno in litigi.

Odio e amore si uniranno in una soluzione esplosiva.

Ci ritroveremo in un ambiente che non riconosciamo più come la nostra bella casa. Saremo frustrati e tristi. Spesso arrabbiati, rischiando di prendercela con la persona sbagliata, alimentando ancora di più l’”odio” che prenderà piano piano il sopravvento sull’amore.

Saremo spaesati e non sapremo cosa fare, magari penseremo che sia una fase che passerà.

“Succede anche nelle migliori famiglie”. Vero, la conflittualità è una fase normale.

Vivere irrequieti a casa propria è tutta un’altra storia.

In un clima così si rischia di perdere la lucidità e che i discorsi tra le parti siano sporcati da improperi ed insulti.

Perché mio figlio mi insulta

A tutti noi genitori sarà capitato di litigare con i figli.

Spesso si urla o e si ha rancore. A volte però capita che si vada oltre.

L’insulto di un figlio fa sempre male a un genitore. Capita di prendere la cosa sul personale e la reazione di un papà o di una mamma può essere di rabbia, frustrazione o tristezza.

Perché il figlio arriva ad insultarci?

Vero è che spesso le parole ci scappano dalla bocca e ci pentiamo subito dopo. Personalmente però credo che se si analizza più a fondo la questione, si possa trovare una spiegazione meno superficiale.

Le parolacce ormai sono considerate linguaggio comune. Le diciamo noi adulti anche per raccontare episodi divertenti, si sentono in tv e a volte anche in certi cartoni animati.

Capita anche che quando un bambino ripete la sua prima parolaccia, gli adulti “ridano”.

Ho assistito a scene in cui il bambino diceva delle parolacce e i genitori gli dicevano ridendo: “Non si dicono le parolacce”.

Il punto è che se si cresce con l’idea che le parolacce siano “divertenti” e che vengano usate come linguaggio comune dai propri genitori, si crescerà con l’idea che sia normale dirle.

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Cosa c’è dietro il loro amore e odio

Ogni fase della crescita ha delle difficoltà, dalla prima infanzia fino all’adolescenza.

Le difficoltà creano disagio personale che possono portare a:

Sono tutti sentimenti che durante la crescita destabilizzano. Un ragazzo dovrà ancora imparare a gestire le proprie emozioni e spesso se la prende con le persone con cui ha più confidenza. I genitori.

 Tra amore e odio in noi genitori vincerà sempre il primo nei loro riguardi e questo lo sanno benissimo.

Così sembra che a volte si approfittino della situazione e si sentano giustificati a trattarci male. Se scaviamo più a fondo dietro le loro parole o comportamenti probabilmente scopriremo che:

  • Si sentono persi perché hanno paura del loro futuro.
  • Se sono innamorati di un amore non corrisposto sono silenziosi e intrattabili.
  • Magari hanno problemi a scuola con quelli più prepotenti.

Dietro la vita e dentro la mente dei nostri figli spesso si nascondono sentimenti di cui non abbiamo idea.

Forse perché ci siamo dimenticati come essere adolescenti.

Loro in noi vedono una sicurezza, quindi si sentono liberi di esprimere i loro sentimenti in bene o in male.

L’insulto di un figlio verso un genitore non è fine a se stesso.

C’è altro dietro.

4 comportamenti di un genitore che possono destabilizzare un figlio

  1. Poca coerenza: il classico “predicare bene e razzolare male”. Se diamo delle regole dobbiamo rispettarle per primi. Può capitare di essere noi in errore. Siamo umani. In questo caso una bella spiegazione (con delle scuse se servono) può riequilibrare una situazione.
  1. Poca attenzione: siamo sempre presi dai nostri impegni. Il lavoro, la casa, appuntamenti di ogni tipo, che spesso tralasciamo le cose importanti. Li vediamo lì, impegnati a guardare un cartone, a disegnare o giocare ai videogames. “Bene, allora ne approfitto per pulire casa”. “Ottimo, allora vado a lavare la macchina”. Per esperienza un figlio che “sembra farsi i fatti suoi” se avesse la nostra attenzione sarebbe più felice. So che è difficile entrare nel mondo di un figlio, soprattutto se adolescente: tra chat e social sembrano su un altro pianeta. Se troviamo il modo di interagire con loro anche quando sembrano voler stare da soli a loro farà piacere.
  1. Paragonarli agli altri: quanto spesso sentiamo dire “guarda quel bambino come sta fermo” oppure “guarda che brava, ascolta sempre la mamma”. Paragonare i nostri figli ai loro coetanei non farà nient’altro che farli sentire inadeguati e frustrati.
  1. Aggressività: sembra scontato, ma purtroppo non lo è. Non voglio nemmeno parlare dell’aggressività fisica, quella destabilizza tutti, ma di quella verbale. Può essere un’offesa: “Ancora hai preso 4? Non capisci niente allora”. Può essere una presa in giro: “Ahaha dai, ma come ti sei truccata! Sembri una strega”. Anche uno sguardo tagliente può essere letto come aggressivo, come anche due genitori che litigano “incolpandosi” a vicenda dei comportamenti del figlio. Per non parlare di porte sbattute o di pugni sul tavolo. I nostri figli (anche se a volte lo nascondono) sono molto sensibili. Più c’è tensione in casa e più la assorbono.

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 4 motivi per cui tra amore e odio vince il bacio

Lo stesso figlio che si è arrabbiato con noi arrivando all’insulto, come per magia ci bacia e ci abbraccia.

Perché?

  1. Riconosce la nostra bontà: se sapremo essere empatici e sereni nel gestire le discussioni non ne usciremo sconfitti anzi. Con il tempo nostro figlio vedrà che noi per lui ci saremo sempre: per un consiglio, per una parola di incoraggiamento, anche solo per una battuta. Se sapremo rispondere con amore alle sue manifestazioni di collera, non avremo di cui preoccuparci.
  1. Per metterci alla prova: poniamo il caso che ci siamo arrabbiati con nostro figlio perché ha rotto una finestra. Era da giorni che gli dicevamo di non giocare a palla in casa e alla fine è riuscito a fare un grosso danno. Lo sgridiamo e lui risponde arrabbiato di “andare a quel paese”. Noi ci offendiamo lui si chiude in camera e la cosa finisce lì. Dopo cena (lui non ha cenato è rimasto in camera sua) si siede vicino a noi sul divano e cerca un contatto fisico. Che sia appoggiarsi alla spalla o un sorriso. Vuole vedere se ce l’abbiamo con lui. Se l’arrabbiatura si può recuperare o se il rapporto è perso. Con quel gesto ci sta chiedendo: “Mi ami ancora?”.
  1. Senso di colpa: anche i nostri figli ce l’hanno. Si rendono conto di dover chiedere scusa, ma non sanno da dove partire. Vuoi per orgoglio, o per mancanza di strumenti, non riescono. Cosa c’è di più efficace di un bacio per chiedere perdono?
  1. Per conoscersi emotivamente: quando un bambino o un ragazzo cresce ha bisogno di imparare a gestire i propri sentimenti. In lui, amore e odio spesso si confondono. Il suo avvicinarsi e voler fare la pace con noi, può essere un modo per sperimentarsi. Cosa si prova a fare pace con la mamma? Cosa sento quando papà è arrabbiato e gli faccio un disegno per chiedergli scusa? La sensazione di fare pace con gli altri ti rende leggero e soddisfatto. È anche un modo per rinforzare le relazioni e crescere insieme.

Ricordo che da bambino essere perdonato dai miei genitori mi liberava da un grosso peso sullo stomaco

Cosa devo fare quando mio figlio mi insulta

La prima cosa che mi viene da dire è: non rispondere, non cadiamo nel gioco del “botta e risposta”.

Non intendo solamente di non rispondere con un insulto (questo mi sembra abbastanza scontato), ma di metterci su un altro livello di comunicazione.

Dietro l’insulto c’è rabbia e frustrazione da parte di chi lo dice. Non mettiamo benzina sul fuoco arrabbiandoci.

Accogliamo il malessere altrui e sgomberiamo il campo da sentimenti negativi. Sarà anche opportuno stoppare la discussione e calmarsi prima di proseguirla.

Non lasciamo però il “cerchio aperto”.

Evitare che la discussione vada avanti, non vuol dire che sia finita lì.

Un insulto deve essere riparato.

Mi spiego meglio

Nostra figlia ci prende a male parole. Abbiamo scoperto che non ha dormito dalla sua migliore amica come ci aveva detto. La prendiamo con le buone, ma appena si sente scoperta comincia a innervosirsi. Noi le gridiamo che non uscirà per una settimana e lei si chiude in camera sua.

La discussione è finita? Non ancora.

Sicuramente non è il momento buono per cercare di risolvere. Qualche ora di tempo servirà a entrambe le parti per calmarsi e pensare a quanto è successo. Ci sta anche che vengano fatte le scuse. Ma credo che un buon modo per chiudere questo spiacevole episodio sia che la figlia si impegni a riparare con noi.

Ci può aiutare nelle faccende domestiche o a preparare la cena. Può passare del tempo con noi a sistemare il giardino o a curare il fratello più piccolo quando non ci siamo. Fare qualcosa per la parte offesa è anche far sperimentare una riparazione concreta e non solo a parole. Questo risalderà il rapporto molto di più che lasciare andare la cosa con un semplice “Scusa pa’”.

Ogni relazione è a sé. Ognuno troverà le giuste soluzioni alle proprie questioni familiari. Questi volevano essere solo degli spunti da considerare, qualora ce ne fosse bisogno.

In linea generale credo che crescere in un ambiente senza offese e parolacce sia utile a evitare problemi come questi in futuro.

Un ambiente sereno e calmo è l’ideale per crescere in armonia con chi ci sta attorno.

Tutti hanno problemi e motivi per arrabbiarsi o essere tristi, ma è opportuno che nelle nostre vite tra amore e odio vinca sempre il primo.

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