la solitudine
Psicologia

La solitudine oggi: da dove nasce, cosa comporta e come si può combattere

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Aprile 4, 2020
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La solitudine è diversa dallo stare da soli.

Quest’ultimo può essere una scelta, un bisogno, una forma di sollievo.

La solitudine vera è una sensazione di profondo isolamento che si prova quando la propria esistenza sembra essere scollegata dalle altre, quando si vive in una dimensione parallela dove non c’è condivisione.

È uno stato mentale che affligge anche chi è circondato da volti familiari ma estranei.

La solitudine è quel senso di schiacciante vuoto quando apri la porta di casa e senti il silenzio dell’assenza.

È un dolore acuto, a tratti terrorizzante. Una paura ancestrale di non poter sopravvivere all’abbandono.

Tipi di solitudine

Come vedremo tra poco ci sono diversi motivi per cui una persona può sentirsi sola, ma in generale rientrano tutti nelle due tipologie principali di solitudine: la solitudine emotiva e la solitudine sociale.

Solitudine Emotiva

La solitudine emotiva risulta dalla mancanza di una relazione intima e soddisfacente con un altro essere umano.

Sin dall’infanzia siamo abituati ad avere uno speciale attaccamento a certe persone.

Da piccoli il nostro bisogno di contatto viene soddisfatto dai genitori, mentre da grandi dagli amici e dai partner.

Per questo degli psicologici hanno suddiviso la solitudine emotiva due sotto-tipologie, la solitudine romantica e la solitudine familiare.

La prima causata dalla mancanza di una relazione sentimentale, la seconda dalla mancanza di un nucleo familiare.

Solitudine Sociale

La solitudine sociale ha a che fare con il senso di appartenenza a una più o meno ampia rete di supporto.

Può nascere dalla mancanza di un gruppo di amici o dal non riconoscersi nei valori della società/comunità in cui si vive.

La solitudine è una questione soggettiva

La solitudine è un’esperienza altamente soggettiva in quanto è determinata dalla differenza tra le aspettative personali e la qualità delle reali interazioni umane che si vivono.

C’è, per esempio, chi si sente escluso pur avendo molti amici e chi si sente incluso con pochi; chi si sente solo in una festa, chi sta bene lontano dal mondo.

Ciò che rende una persona “sola”, insomma, è il tipo specifico di contatto che le manca.

Le interazioni superficiali che abbiamo quotidianamente non sono sempre abbastanza a colmare il nostro bisogno di attaccamento agli altri.

Si possono incontrare centinaia di persone al giorno ma se non ci sentiamo veramente visti da nessuno ci sentiremo inevitabilmente soli.

Non serve avere mille amici su Facebook, a volte basta un’unica, autentica conversazione con un altro essere umano per placare la nostra solitudine.

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La solitudine nel mondo moderno

Si narra di un monaco buddhista che, in visita a Londra e rattristato dallo sguardo assente delle persone in metropolitana, disse ai suoi accompagnatori “Poverini, come vi posso aiutare?”

Per chi viene da un’altra cultura non è facile comprendere lo stile di vita occidentale.

Siamo una tribù frammentata, fatta di milioni di individui ossessionati dal lavoro e dal denaro, che convivono senza conoscersi o… riconoscersi.

Viaggiamo in metropolitane e camminiamo in marciapiedi stracolmi di persone che nella maggior parte dei casi non vediamo neanche.

Insegniamo ai nostri figli a non dare confidenza agli estranei, a non guardarli e a guardarsi da loro.

Viviamo in città affollate dove è facilissimo incontrarsi e nonostante questo siamo noi stessi a scegliere la solitudine quando lasciamo che il pregiudizio e il sospetto abbiano la meglio sulla fiducia nel prossimo.

La “scelta” di stare soli

Prima del 1960 le cose non erano proprio così, ci si sentiva meno soli, ci si fidava forse di più degli altri.

Era molto più comune per le persone rimanere nel posto in cui erano cresciute e mantenere legami con la propria comunità.

Con il boom economico e l’urbanizzazione tutto è cambiato: sempre più persone si sono trasferite in città e hanno scelto, per volontà o bisogno, di rinunciare a quei legami per le opportunità lavorative.

Essere indipendenti e vivere da soli sono così diventati qualcosa a cui aspirare, nonché degli indicatori di successo personale e stabilità economica.

Si pensi che oggi a Stoccolma il 60% degli adulti vive da solo mentre a Berlino è quasi il 50%.

È come se l’essere dipendenti dagli altri, emotivamente o economicamente, fosse visto come una forma di debolezza, soprattutto nei paesi più individualisti dell’occidente come quelli anglosassoni.

Non è forse un caso che qui il tasso di solitudine sia molto più alto rispetto ai paesi più orientati alla vita collettiva.

Si pensi, ad esempio, che negli Stati Uniti o in Inghilterra la percentuale di popolazione che si sente sola oscilla tra il 20 e il 28% – contro il 3-10% della Cina o del Sud Africa.

(Fonte)

La solitudine ai tempi di internet e dei social media

È difficile dire con esattezza quale sia la correlazione tra internet e solitudine.

Alcuni studi hanno riscontrato che il web aiuta alcuni a sentirsi meno soli e a combattere la depressione.

Altre ricerche hanno avuto dei risultati opposti.

La verità sta forse nel mezzo, ovvero nel tipo di utilizzo che facciamo di internet e dei social media.

Si può usare Facebook per mantenersi in contatto con i propri cari oppure per paragonarsi agli altri amplificando il senso di distacco e solitudine.

Oppure possiamo usare Google per leggere fake news, scovare il peggio che il mondo ha da offrire e trovare una buona scusa per non uscire di casa.

La verità è che molte persone, me incluso, hanno trovato una voce grazie al web, e hanno potuto migliorare le loro vite, imparare cose nuove grazie al confronto con l’immensa comunità virtuale.

L’illustratore Jonny Sun nel suo monologo “Non siete soli nella vostra solitudine” (a fine articolo) esprime lo stesso concetto:

Molti considerano Internet un luogo solitario. Può esserlo, un enorme vuoto senza fondo da cui tu puoi gridare incessantemente senza che nessuno ti senta. In realtà, io ho trovato conforto nel parlare a quel vuoto. Ho scoperto che se condividevo i miei sentimenti col vuoto, alla fine questo mi rispondeva.

la solitudine e internet

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Chi prova solitudine

Ci si sente soli in diverse situazioni, per diversi motivi e in diverse fasi della vita.

A sentirsi soli sono spesso gli anziani, i genitori single e gli immigrati.

Si sentono soli gli adolescenti che non hanno amici o parenti che li aiutano ad affrontare l’incertezza della vita che li attende.

Si sente solo lo studente universitario fuori sede che è passato dal paesino alla grande città e non sa come fare per ricreare quel senso di comunità a cui era tanto abituato.

Anche i disoccupati si sentono soli, esclusi dal cerchio degli indaffarati e degli impiegati.

Poi si sente solo chi ha perso una persona cara, chi soffre a causa di un divorzio o della fine di una relazione.

Si sentono sole alcune mamme dopo aver partorito.

Ci si sente soli in alcuni matrimoni, quando la solitudine viene amplificata dalla distanza di chi è più vicino.

Infine, riprendendo il filo della solitudine nel mondo moderno, ci si sente soli nelle grandi città, specialmente quando non ci si sente accolti e non c’è nessun vicino di casa o fruttivendolo a darci un sorriso e dirci “buongiorno, come stai?”.

Cosa comporta la solitudine

Nel libro Solitudine. L’essere umano e il bisogno dell’altro il neuroscienziato John Cacioppo sostiene che la solitudine è qualcosa di ben radicato nella nostra biologia, che coinvolge il corpo in maniera totale, dalla circolazione del sangue alla trasmissione degli impulsi nervosi. 

Le immagini del cervello ottenute con la neurovisualizzazione confermano che le sensazioni provocate dall’emarginazione sociale e il dolore fisico condividono lo stesso meccanismo fisiologico.

La solitudine fa male al corpo tanto quanto la mente e il cuore. Essa può indebolire il sistema immunitario, aumentare la produzione di ormoni dello stress e disturbare il sonno.

Una ricerca ha trovato un legame tra la solitudine e il maggior rischio di infarto, demenza, pressione alta e un generale aumento nel rischio di morte prematura del 50% (un rischio comparabile a quello di fumare 15 sigarette al giorno!).

Riguardo agli effetti psicologici, la solitudine è strettamente collegata alla depressione, l’ansia e le tendenze suicide.

Negli adulti può portare all’alcolismo mentre nei minori a comportamenti auto-distruttivi, antisociali e persino delinquenti.

Nella vita di tutti i giorni il sentirsi soli può compromettere lo svolgimento delle normali incombenze quotidiane e farci sentire come se fossimo delle comparse invisibili nel mondo.

Gli effetti positivi della solitudine

Passando all’aspetto più positivo dell’argomento, stare soli non è sempre un dramma.

In certi casi la solitudine serve e fa bene. Essa è fondamentale per trovare la concentrazione e la creatività, nonché per permettere l’auto-riflessione necessaria a conoscere se stessi.

Altre attività utili alla crescita personale vengono spesso fatte da soli come la preghiera o la meditazione.

Vivere o viaggiare da soli lontani da casa può anche regalare senso di indipendenza e autonomia, aumentare la propria autostima e fiducia in sé stessi.

Ricordo, per esempio, il giorno in cui sono atterrato negli Stati Uniti: ero solo in una cultura lontana anni luce dalla mia e mi sentivo impaurito, impotente.

Col tempo, però, la solitudine iniziale ha iniziato a recedere e ho visto che dietro c’era una forza che non credevo di avere.

Quell’esperienza ha così migliorato di molto la mia vita, mi ha permesso di conoscere meglio me stesso e apprezzare di più la presenza delle persone.

Soluzioni comuni per combattere la solitudine

Una soluzione che avrebbe un grandissimo impatto nel combattere il senso di solitudine che molte persone sentono oggi è l’aumento di spazi condivisi per vivere e lavorare.

Per intenderci, stiamo parlando di co-housing e co-working.

Co-housing

Co-housing vuol dire letteralmente “abitare insieme” ed è un trend che è nato in America e in Danimarca intorno agli 80.

Quello che accade, in sostanza, è che diverse famiglie decidono di acquistare le loro case in una stessa zona e di raggrupparle intorno a una casa comune che di solito include:

  • una cucina (per i pranzi e le cene comuni in occasione di feste);
  • uno spazio giochi per i bambini, in cui le mamme si possono incontrare di pomeriggio per passare del tempo insieme oppure a turno si potevano incaricare di occuparsi dei figli delle altre famiglie;
  • uno spazio di lavoro come un’officina o un laboratorio per costruire oggetti d’uso per la comunità;
  • uno spazio per gli ospiti;
  • una zona lavanderia o altro.

Grazie a una tale disposizione si riducono di molto le possibilità che gli anziani si possano sentire isolati o che alcune mamme possano avere difficoltà con la cura dei bambini.

La vita comune diventerebbe una sorta di cooperativa, dove i problemi e le gioie del singolo vengono condivisi dal gruppo.

Co-working

Co-working vuol dire letteralmente “lavorare insieme” ed è uno spazio usufruito da diversi professionisti.

A differenza di un tipico ufficio le persone che lavorano in un co-working space lavorano per diversi clienti o diverse compagnie.

Inoltre ci sono spesso ambienti per rilassarsi, fare una pausa o persino cucinare.

Lo scopo non è dunque solo quello di permettere la flessibilità lavorativa ma anche di favorire opportunità di collaborazione e aggregazione.

Altre soluzioni comuni al problema della solitudine

Per risolvere il fenomeno dell’isolamento delle persone c’è molto da fare sia online che offline.

A livello governativo si potrebbero varare leggi che finanziano la costruzione di spazi pubblici, riducono le ore lavorative o promuovono la costituzione di associazioni culturali e organizzazioni ricreative.

Gli amministratori locali potrebbero adottare misure per spingere le persone a usufruire dei parchi pubblici; architetti e ingegneri potrebbero includere aree comuni e spazi aperti nei progetti di edifici pubblici e privati.

Anche i social media, il nostro spazio di condivisione virtuale, possono fare molto per far sentire le persone meno sole.

Instagram ha già eliminato il numero di like dai suoi post per evitare che alcuni utenti si potessero sentire inferiori agli altri.

Allo stesso modo altre piattaforme potrebbero riadattare la loro funzionalità al benessere del singolo invece che alle possibilità di guadagno.

Soluzioni individuali alla solitudine

Per quanto si possa incoraggiare a vivere insieme, ogni sforzo sarà inutile se alla base non esiste una ferma volontà di superare la propria solitudine.

Per chi è intenzionato a farlo ci sono tantissimi modi di connettere con gli altri, anche qui sia online che offline.

Sul web ci sono siti come meetup.com che danno la possibilità di partecipare agli incontri di gruppi di persone con interessi in comune come la cucina o lo yoga.

Si può poi usare il web per farsi un’idea di quello che accade nella vita reale e trovare concerti, mostre, attività a cui partecipare ed eventi dove andare.

In ultima istanza, il problema della solitudine è un problema di tutti e al tempo stesso di ogni singolo individuo.

La circostanze in cui viviamo hanno sicuramente un impatto decisivo sulla nostra socialità, ma nessun posto o comunità può mai compensare la nostra mancanza di interesse verso gli altri.

Oltre a sfruttare le opportunità che ci offre la nostra città, per essere meno soli dobbiamo coltivare un elemento essenziale al senso di appartenenza: la fiducia nel prossimo.

Solo con la fiducia si può placare la morsa invalidante della solitudine; solo riuscendo a vedere gli altri come alleati, e non nemici, ci si può sentire meno soli.

VIDEO: Non siete soli nella vostra solitudine


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