L’invidia: 4 consigli per smettere di provarla

Consapevolezza
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Ottobre 15, 2019

L’invidia è sicuramente un brutto demone.

Ti si attacca sulla spalla e dirige la tua attenzione su quello che fanno gli altri, poi ti guarda e ti dice “e tu?”.

E tu cominci a valutare la tua vita su uno standard impossibile da raggiungere, perché hai seguito un altro percorso e hai altre potenzialità rispetto alla persona che invidi.

Solo che… se passi il tempo a concentrarti su di lei, o lui, non le scoprirai mai.

L’invidia e quello che fa al nostro cervello

L’invidia non è nata con i social media e neanche con l’avvento del capitalismo, ma esisteva molto, molto prima.

Già millenni fa c’era sicuramente chi invidiava il vicino che aveva più terra da arare, una moglie più bella, un gregge più numeroso.

In più, i ricercatori hanno scoperto che non sono solo gli umani a provare invidia, ma anche altri mammiferi come i topi o le scimmie.

In qualsiasi specie che viva in gruppo, insomma, ci saranno delle aspettative di giustizia ed equità, e ogni volta che queste aspettative verranno disattese, ci saranno delusioni.

Pare dunque che il meccanismo biologico ed evolutivo che crea l’invidia sia connesso al circuito della rabbia e dello stress, porti il cervello a mandare segnali di agitazione e a voler risolvere in tutti i modi la situazione che si ritiene ingiusta.

In parole più semplici, l’invidia ci porta a distorcere la realtà in due modi possibili:

  1. idealizzando la persona invidiata e denigrando noi stessi;
  2. o bistrattando la persona invidiata per aumentare il nostro senso di valore.

In entrambi i casi, si proverà una sorta di vergogna nascosta che sarà alquanto difficile da ammettere, forse persino a sé stessi.

Si potrebbe scambiare l’invidia per attrazione o, al contrario, per un sentimento di fastidio e ostilità.

Tutto pur di non accettare il fatto di essere invidiosi, pur di non confrontare apertamente un nostro fallimento con il successo altrui.

In casi del genere il nostro cervello va un po’ in panne, i pensieri si fanno aggressivi e si sente una sorta di malessere fisico dovuto alla percezione delle nostre mancanze.

È qui che l’invidia si fa insidiosa in quanto può indurre a vittimismo e insicurezza o, peggio ancora, all’odio nei confronti di sé stessi o dell’altra persona.

l'invidia

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Inutile dire che, con uno stato d’animo del genere, diventa davvero difficile concentrarsi su cosa c’è da fare per migliorare.

Piuttosto, ci si dovrebbe concentrare sulle ragioni della nostra invidia, per capirla meglio e imparare a liberarsene.

Perché siamo invidiosi

In primis, siamo invidiosi perché in fondo siamo animali sociali e ci viene naturale comparare quello che abbiamo a quello che gli altri hanno.

Da che esiste l’uomo esistono anche contrapposizioni e guerre dovute all’invidia di un gruppo verso un altro, o di una classe sociale verso un’altra.

Il motivo per cui ciò avviene è che ogni essere umano ha un bisogno biologico di valutare sé stesso per capire se sta vivendo bene la propria vita, e il modo in cui lo fa è sempre sulla base di un ideale che può essere interno o esterno.

Se questo ideale è interno, cioè basato sulla visione di qualcosa che voglio raggiungere solo per me stesso, allora può fornire da fattore motivante per fare meglio nella vita.

Se, di contro, questo ideale è esterno e viene usato non come fattore motivante ma come parametro per valutare quello che ci manca, allora diventeremo invidiosi.

In quest’ultimo caso l’ideale di confronto non servirà tanto a fornire obiettivi ma a rafforzare insicurezza e disistima, bloccando del tutto le possibilità di crescita e serenità personale.

Ricordiamo infatti che l’invidia ci priva di chiarezza ed equilibrio mentale, ed è così scomoda e dolorosa proprio perché parte dal presupposto di uno stato di difetto.

E quel che è peggio è che mentre compararsi a un ideale interno, auto-determinato, ci dà la possibilità di cambiare senza far del male a nessuno, compararsi agli altri ci mette in una posizione dove per stare meglio noi devono avere qualcosa in meno loro.

Schadenfreude, il piacere provocato dalla sfortuna altrui

I tedeschi hanno un termine per quel sentimento di piacere che deriva dal venire a sapere della sfortuna degli altri: Schadenfreude.

Questo senso di piacere è un po’ il risvolto dell’invidia, il suo lato, per così dire, positivo – anche se non c’è nulla di positivo nel gioire dei mali degli altri.

Provare invidia per i successi altrui, o gioia per le disgrazie altrui, sono dei segni molto chiari di mancanza di autostima.

Ci sono molti motivi per cui una persona non arriva a costruire un giusto livello di fiducia e stima nei confronti di sé stessa, uno tra tanti l’aver avuto un genitore assente o poco coinvolto.

A prescindere dalle motivazioni, però, quello che conta ai fini del nostro discorso è che sia l’invidia che lo Schadenfreude sono principalmente dei sintomi di una scarsa consapevolezza personale, e non le cause dirette dell’infelicità.

Come superare l’invidia, 4 consigli

Teniamo a mente quest’ultima osservazione perché è la chiave per superare l’invidia:

se proviamo rabbia davanti al successo altrui non vuol dire che dobbiamo sperare nell’insuccesso altrui, ma che probabilmente abbiamo qualcosa su cui lavorare.

E questo qualcosa è la nostra autostima, il primissimo punto di partenza per una vita che sia libera, il più possibile, dall’invidia e dalla tendenza a paragonarsi agli altri.

1. Concentrati sul costruire la tua autostima

Il primo consiglio per superare l’invidia è dunque quello di concentrarsi su costruire un più alto livello di autostima e fiducia personale.

Ma cosa vuol dire avere autostima?

Vuol dire avere la consapevolezza di quello che si sa fare e di dove si vuole arrivare nella vita.

Come dicevamo prima ci sono ideali interni e ideali esterni.

La fiducia in noi stessi aumenta tutte le volte in cui le nostre azioni ci portano ad avvicinarci ai nostri ideali interni in quanto con essa aumenterà anche il nostro senso di auto-efficacia.

Se io mi pongo un obiettivo e lo raggiungo sono efficace, e acquisisco fiducia nella mia capacità di raggiungere altri obiettivi in futuro.

Se, al contrario, mi pongo un obiettivo e non lo raggiungo, potrei pensare di non avere le capacità giuste per avere successo e perderò fiducia in me stesso.

Il trucco per evitare questa seconda evenienza sta nel secondo consiglio.

2. Concentrati su obiettivi che siano personali e raggiungibili

Come già detto, le persone invidiose tendono a volere quello che hanno gli altri, a valutare la loro vita in base agli obiettivi che hanno raggiunto gli altri.

Se vogliamo avere più autostima, e dunque provare meno invidia, è essenziale individuare obiettivi che siano solo nostri.

Inutile puntare ad avere un lavoro di dirigente come il nostro ex compagno di classe, in quanti ci sono un percorso e una volontà precisi per arrivare a quel punto.

Magari la nostra strada è un’altra e ci potrebbe rendere molto più felici.

Troviamo allora questa strada, a prescindere da quello che fanno gli altri, perché se non lo facciamo potremmo non solo ritrovarci a fallire in qualcosa che non abbiamo veramente voluto, ma anche ritrovarci ad avere successo in qualcosa che non ha importanza.

E questo potrebbe essere anche peggio.

3. Ricordati di dire grazie

Ok abbiamo parlato di ideali e di obiettivi, adesso concentriamoci sul presente, su quello che abbiamo già.

Anche se non sceglierai mai di fare nulla di quello che ti ho consigliato, puoi sempre sconfiggere le insidie dell’invidia grazie al sentimento più sano e costruttivo del mondo: la gratitudine.

La gratitudine è l’antidoto principale contro i sentimenti più negativi che si possano provare come l’invidia, la rabbia, la gelosia.

La gratitudine è l’antidoto principale contro la sofferenza.

È il primissimo punto di partenza in un qualsiasi viaggio di crescita e scoperta personale, il primo scalino di ogni processo di cambiamento e guarigione.

Quando dici grazie per quello che hai, pure se credi di non avere niente, dai a te stessa la possibilità di sentirti ricca, di una ricchezza che solo tu puoi avere, e nessun altro.

Allora la tua attenzione passa da quello che hanno gli altri e tu non hai a quello che tu hai e gli altri non hanno, ed è così che l’invidia si sgonfia e capisci che hai tutti gli strumenti che ti servono per costruire la vita che non avresti creduto possibile in passato.

4. Non paragonarti agli altri, ma paragonati a chi eri ieri

Non so se lo sai già, ma paragonarsi agli altri non serve.

Se vuoi paragonarti a qualcuno, paragonati a chi eri in passato, scopri in che modo oggi sei diverso da ieri.

Questo è l’unico metro che conta per valutare il proprio successo personale, la strada che si è percorsa negli anni.

Se facendo questa riflessione ti renderai conto che sei peggiorato, allora cambia rotta, se eri migliore in passato vuol dire che potrai tornare a essere migliore in futuro.

Se invece ti renderai conto che sei migliore oggi, vuol dire che in ogni caso avrai avuto successo, che sarai andato/a avanti a prescindere da dove andavano gli altri.

E lì, proprio lì, troverai un pretesto, uno dei tanti, per smetterla di provare invidia e provare invece fierezza per essere quello che sei.

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