Infelicità e desideri: la trappola del modello “se-allora”

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C’è un vecchio motto di Sun Tzu che dice se conosci il nemico e te stesso, la tua vittoria è sicura. Allo stesso modo, nella ricerca della felicità, è tanto importante conoscersi quanto conoscere il nostro nemico, l’infelicità.

L’infelicità non è un incidente di percorso o un sentimento che capita quando ci si imbatte in dei problemi, ma è parte integrante della cultura moderna.

Nella conferenza TED da cui è tratto questo articolo, Srikumar Rao afferma infatti che nella nostra società ci insegnano a essere infelici, in quanto il modello di vita che molti di noi scelgono finisce col produrre più stress che serenità.

Cosa serve per essere (in)felici

Puoi affermare, con certezza, di stare dedicando la tua vita all’essere felice? 

Ogni cosa che fai – che sia il lavoro, la famiglia, i bambini, l’amore – ha lo scopo, o quantomeno l’intento, di renderti felice, giusto?

Esattamente cosa credi che ti farà raggiungere questo obiettivo?

Quando chiediamo ad altri cosa gli servirebbe per essere felici molti diranno qualcosa sulla linea di:

In sostanza ognuno di noi ha un elenco di cose che deve avere per essere felice, ovvero una serie di condizioni che, fino a quando non si avverano, ci mantengono nella dimensione dell’infelicità.

L’infelicità parte da condizioni mutabili

Ma consideriamo un altro aspetto di quanto appena detto.

Così come è possibile ottenere qualcosa che ci rende felice è anche possible perderla. 

Un’immensa ricchezza può renderci felici. E può svanire l’indomani. 

Una relazione ci può rendere felici oggi e rendere completamente infelici domani.

Un nuovo lavoro può anche creare entusiasmo all’inizio ma impedirci di vivere la nostra vita nel tempo.

Uno dei primi modi per essere infelici è affidare la propria felicità a condizioni esterne che sono mutabili nel tempo.

La felicità fa parte della nostra natura

Se l’infelicità parte da fuori ne consegue che la felicità parte da dentro.

Essa fa parte della nostra natura fin da quando siamo piccoli.

Nel nostro stato di default non c’è niente che dobbiamo fare o avere per essere felici, e per capirlo basta guardare all’attitudine alla vita e alla creatività che hanno i bambini.

Ma allora perché così tante persone non riescono ad apprezzare pienamente la loro vita?

Perché da grandi si diventa così cinici, materialisti e – a volte – pessimisti?

Credo che la risposta sia in realtà molto semplice e sta nel nostro modo di pensare, ovvero in ciò che Srikumar Rao chiama il modello mentale.

Il modello mentale dell’infelicità

Un modello mentale è come un manuale di istruzioni, una serie di indicazioni su come funziona il mondo.

Tutti noi abbiamo modelli mentali, dozzine di modelli mentali. 

Abbiamo un modello mentale su come trovare lavoro, su come fare carriera, trovare un partner, scegliere un ristorante o un film su Netflix.

Il problema non è tanto il fatto di avere dei modelli mentali, ma che non sappiamo di avere dei modelli mentali. 

Scambiamo la nostra percezione del “è così che vanno le cose” per realtà e raramente ci chiediamo se le nostre convinzioni siano giuste o sbagliate.

Ci sono casi in cui è proprio quello che diamo per scontato che crea la nostra infelicità e non ce ne rendiamo conto perché, beh, lo diamo per scontato.

Ad esempio, crediamo sia scontato che per essere felici bisogna fare successo, che per fare successo bisogna fare soldi, avere un bell’appartamento e una macchina nuova, che bisogna viaggiare in posti esotici d’inverno e mostrare un fisico tonico d’estate.

Questi sono vari modelli mentali, modelli che possono permettere ad alcuni di provare momenti di felicità, ma che collettivamente non fanno altro che contribuire all’infelicità generale del pianeta.

Leggi anche: Come vivere felici, 6 consigli che funzionano sul serio

Il modello SE-ALLORA

Gli esempi appena menzionati sono delle variazioni del modello SE-ALLORA.

Il modello SE-ALLORA funziona così: se accade questo, allora sarò felice. 

Se ottenessi un lavoro migliore, se guadagnassi più denaro, se il mio capo avesse un attacco di cuore, se fossi sposato, se fossi single, se non avessi figli, se avessi figli, se avessi più fiducia in me stesso, se non avessi il mutuo, ecc.  

La cosa che adesso mi viene da chiederti è…

Su quale particolare SE ti stai concentrando adesso? E su quali SE ti sei concentrato in passato?

In altre parole, cosa ti manca per essere felice e cosa è cambiato rispetto a quello che ti serviva un anno o dieci anni fa?

La trappola dell’infelicità

Scontato dire che il modello SE-ALLORA è errato in partenza in quanto ci induce nella trappola dell’infelicità, uno stato di cose in cui si vive solo l’attesa della felicità senza mai veramente incontrarla.

Ma invece di riconoscere questa verità, e cambiare modello mentale, ciò che facciamo è passare un’enorme quantità di tempo a cambiare il “SE”. 

Io per primo lo posso testimoniare.

  • Quando studiavo legge credevo che per essere felice dovevo studiare musica;
  • così ho iniziato a studiare musica a Milano e ho iniziato a credere che per essere felice dovevo trovare una scuola di livello internazionale;
  • quando ho trovato la miglior scuola di musica in cui potessi essere ammesso credevo che per essere felice dovevo trovare una band;
  • anche dopo aver trovato una band credevo che per essere felice dovevo riuscire a guadagnare con la musica;
  • dopo che ho iniziato a guadagnare con la musica credevo che per essere felice dovevo fare concerti di più alto livello.

E così via.

Potrei continuare per ore ma credo che il messaggio sia chiaro.

Proiettare la felicità su un risultato, sul modello SE-ALLORA, è il miglior modo per entrare nel circolo vizioso dell’infelicità.

Accettare quello che è

So che alcuni di voi non vorranno sentirselo dire ma la vostra vita, così com’è, è già perfetta.

Non c’è bisogno di modificarla, non c’è bisogno di imporre su di Essa la nostra idea di come dovrebbero andare le cose.

Ogni organismo vivente del pianeta cresce ed evolve senza bisogno di controllare gli eventi, senza bisogno di aggiustare ciò che non va.

La felicità si manifesta quando si smette di ossessionarsi sui se e sui ma e ci si prende del tempo per apprezzare quello che c’è.

Passiamo anni a provare a rendere la nostra vita diversa da quello che è ma quante volte proviamo gratitudine per quello che abbiamo?

E c’è dell’altro.

Quando non accettiamo la nostra vita e iniziamo a lavorare per il raggiungimento di un risultato entriamo nel modello SE-ALLORA e rischiamo produrre il risultato opposto a quello desiderato.

Magari ci adoperiamo per far aumentare il fatturato della nostra azienda e finiamo per far aumentare le spese.

Proviamo a risolvere i nostri problemi di coppia ma finiamo per complicare ulteriormente le cose.

Praticamente rischiamo di incontrare il fallimento tutte le volte in cui poniamo le nostre aspettative di felicità su risultati che sono al di fuori del nostro controllo.

L’infelicità viene recepita

All’origine dei nostri desideri di felicità c’è spesso una tendenza all’infelicità.

Quando siamo infelici la nostra scelta di obiettivi da perseguire (i nostri SE) non parte da una profonda conoscenza di noi stessi ma dalla volontà di essere diversi da quello che siamo.

Quando dico vorrei essere felice è come se dicessi all’Universo: non sono felice.

E quando dico e credo di non essere felice l’Universo, il mondo intorno a noi, recepisce questo messaggio.

Come credi che venga vista una persona che porta dentro la frequenza energetica dell’infelicità? Cosa credi che attirerà nella sua vita?

Mi fa male ammetterlo, ma è per questo motivo che non sono riuscito a manifestare il risultato del successo musicale.

Avevo scelto quell’obiettivo da uno stato mentale di infelicità, senza aver prima chiesto a me stesso se era una cosa che desiderassi veramente, senza considerare cosa avrebbe comportato se ci fossi riuscito.

La mia infelicità influenzava il modo in cui suonavo.

Essa veniva percepita dalle persone che mi vedevano sul palco e faceva sì che ad andare avanti in quella carriera fosse sempre qualcun altro, una persona che mostrava segni di vera felicità, che mostrava di volerlo veramente.

Leggi anche: Cos’è la felicità secondo il Dalai Lama

L’alternativa al modello SE-ALLORA dell’infelicità: investire nel processo

Fortunatamente non dobbiamo rimanere bloccati nella trappola dell’infelicità.

C’è un’alternativa. 

L’alternativa è non investire nel risultato, ma nel processo. 

Investire nel processo significa trovare godimento in quello che si fa a prescindere da quello che accade.

Per gli atleti vuol dire giocare al meglio delle proprie possibilità e sentirsi soddisfatti anche quando si perde.

Per i musicisti vuol dire amare l’atto di creare o suonare musica anche se questa non viene ascoltata da milioni di persone.

Per gli imprenditori vuol dire amare il lavoro di dirigere la propria azienda anche quando gli affari vanno male.

Nel processo abbiamo il controllo delle nostre azioni, nel processo la felicità è stabile poiché parte da dentro.

Ora, concentrarsi sul risultato va bene, ci dà la direzione. 

È investire nel risultato che è sbagliato, significa far dipendere il nostro benessere dal suo raggiungimento… e questa è la ricetta infallibile per l’infelicità. 

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Leggi anche: 20 aforismi sulla felicità e sulla vita

La ricetta per l’infelicità ci viene insegnata

Come abbiamo detto all’inizio di questo articolo, nella nostra società ci insegnano a essere infelici, letteralmente, in quanto il modello mentale SE-ALLORA è radicato nel metodo scolastico.

Impostando la nostra istruzione sul sistema del voto ci viene indirettamente detto che il processo, lo studio, è strumentale al risultato, il voto.

Per tale motivo diversi educatori sono convinti che la scuola uccide il pensiero creativo e ci porta, in età adulta, a porre troppe condizioni esterne alla felicità.

A scuola il modello è: se studi avrai un bel voto e sarai promosso.

Nella vita reale questo diventa: se trovi un lavoro avrai dei soldi e sarai felice.

La differenza tra i due modelli è che, mentre a scuola ci viene dato un programma di studi da seguire per arrivare al diploma o alla laurea, nella vita reale non ci viene dato un programma di step da prendere per arrivare alla felicità.

Possiamo solo sperare che il lavoro che troviamo non faccia schifo, che il nostro capo non sia uno stronzo e che ci lasci abbastanza tempo e risorse per costruire una vita decente nel tempo che non passiamo a lavorare.

Leggi anche: Si può vivere con poco ed essere felici?

Dove stai andando

Voglio concludere con un concetto che è molto più facile da comprendere in questo particolare periodo storico, in cui due terzi del pianeta sono agli arresti domiciliari per il coronavirus.

Tutto quello a cui diamo importanza e per cui lavoriamo non è essenziale.

Il tuo ufficio, in sostanza, non esiste, l’azienda per cui lavori non esiste, la tua busta paga non esiste, le tue ferie non esistono.

Quando ci si trova davanti al pericolo per la propria salute, tutto ciò che in tempi normali ci fa alzare al mattino smette di esistere.

Lo sai però cosa non può essere spazzato via da un virus o una recessione economica?

La tua passione.

Se ti appassiona qualcosa non c’è nulla che ti può portar via quella passione, che può toglierti quell’amore.

E se trovi questa passione scoprirai che il mondo esterno si riordina da solo per permetterti di viverla.

Quando la scoprirai vedrai che i miracoli avvengono regolarmente e che i risultati arrivano in modo naturale, senza molto sforzo.

Adesso che sai che ci sono queste due alternative, quella del modello SE-ALLORA e quella del modello processo/passione, chiediti su quale strada sei in questo momento.

Stai facendo le cose che fai perché stai inseguendo un risultato o perché sei innamorato del processo?

Cioè,

questo viaggio che, come tutti noi, hai intrapreso ti porterà in un luogo in cui vorrai restare o una volta lì vorrai andare da un’altra parte?

Letture consigliate

1. La trappola della felicità. Come smettere di tormentarsi e iniziare a vivere

come essere felici

Immagina per un momento che quasi tutto ciò che credi su come raggiungere la felicità sia in realtà inesatto, fuorviante o falso.

E immagina che siano proprio queste tue convinzioni a farti sentire infelice.

E se in realtà fossero proprio i nostri sforzi per trovare la felicità a impedirci di ottenerla? 

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2. Dentro la tana del coniglio – cosa ci rende felici

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“Dentro la Tana del Coniglio” parla di felicità, di cosa la favorisce e di cosa la limita.

In queste pagine si raccontano esperienze di cambiamento, si sfida il concetto di “normale”, si mettono in discussione tutte quelle convinzioni che impediscono di scoprire il proprio talento, quello che si è veramente.

Così come il bianconiglio portò Alice nella sua tana per farle scoprire un mondo diverso, questo libro ti porterà in una dimensione dove la realtà è più fluida e reattiva, dove si capisce il perché delle cose, dove si acquista il potere di cambiarle.

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VIDEO: La tua innata felicità

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