Sviluppo personale

Lavorare meno aiuta a godersi la vita e ad essere più produttivi

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Settembre 25, 2019

In un mondo in cui l’obiettivo di tutti è spesso quello di lavorare di più per produrre di più si trova chi sostiene che, in realtà, la vera soluzione alla produttività, e alla felicità, sia lavorare meno.

Lavorare tanto permette di mantenersi ma non sempre di vivere bene, e lavorare di più non è sempre collegato a una maggiore produttività.

Ormai la giornata lavorativa da 8/10 ore è diventata uno standard per molti professionisti e impiegati, un modo di vivere la vita che abbiamo assorbito e che diamo per scontato.

Quante di queste ore però possono essere considerate produttive?

Per quante di queste ore il nostro lavoro può essere considerato efficiente?

Lavorare meno serve a essere più efficienti, se si lavora meglio

Inizialmente, avevo appreso la cultura de “il tempo è denaro” dagli americani.

Ricordo ancora di quando studiavo a Boston e, per spronare noi poveri studenti affamati di gloria, i professori ci dicevano che dovevamo usare il tempo in modo produttivo, seguendo l’esempio di chi era passato tra quegli stessi banchi e aveva poi fatto fortuna a Los Angeles o New York.

Per avere anche noi la villa a Bel Air e il riconoscimento internazionale ci dicevano che bisognava fare 3 sole cose: lavorare, lavorare, lavorare.

Sposando appieno la mentalità competitiva degli States, arrivai così a credere che il mondo fosse davvero diviso in vincenti e perdenti e che se sapevi lavorare duro eri un vincente mentre se eri pigro eri un perdente.

Lungi dal voler essere un perdente, continuavo a tenere il conto delle ore giornaliere che passavo a esercitarmi nella convinzione che il mio investimento di tempo avrebbe automaticamente portato risultati in futuro.

D’altronde, ha senso pensare che basta arrivare a un certo numero di ore di pratica per ottenere la padronanza assoluta in qualcosa, no?

Non proprio.

Se gli esseri umani fossero delle macchine il ragionamento avrebbe perfettamente senso: più ore una macchina passa a fare un determinato lavoro e più lavoro verrà svolto, in quanto l’output di produzione svolto nelle prime ore sarà identico all’output di produzione delle ore successive.

Per noi esseri umani il discorso è diverso, perché

non è tanto la quantità di tempo che passiamo a fare un determinato lavoro a garantire il risultato, ma la qualità, ovvero il livello di attenzione e di intenzione che mettiamo in quello che facciamo.

Coloro che eccellono in un determinato ambito sono in grado di mantenere ferma la loro attenzione su un’unica o pochissime attività.

Queste persone riescono a massimizzare l’output produttivo delle ore lavorative perché hanno un intento definito e degli obiettivi chiari.

La chiarezza permette loro di scegliere su cosa non-concentrarsi in modo tale da evitare di profondere energie in attività irrilevanti.

In altre parole, lavorano meno, lavorano meglio, e producono di più.

Lavorare meno o di più: la legge dei rendimenti decrescenti

C’è poi chi segue una logica completamente diversa: la logica del fare tutto e di più, del multitasking estremo, dei mille progetti per altrettanti obiettivi.

Questo approccio può essere ritrovato in quelle aziende che diversificano i loro prodotti invece di concentrarsi su pochi, nei liberi professionisti che dicono di sì a ogni richiesta da parte dei clienti, negli impiegati che svolgono tante mansioni senza riuscire a dedicarsi a nessuna in particolare.

Secondo alcune ricerche, una probabile conseguenza del voler fare troppo è spesso una peggior performance e un più alto livello di stress.

Passato un certo numero di ore, infatti, la mente umana inizia a produrre minori risultati, un principio conosciuto come “la legge dei rendimenti decrescenti”, secondo cui più ore lavoriamo e meno produttiva diventa ogni ora di lavoro consecutivo.

Oltre ad un calo di rendimento, lavorare troppo porta spesso ad avere meno tempo per il riposo e altre attività di svago che sono essenziali alla ricarica delle funzioni cognitive della mente.

lavorare meno

Leggi anche: 6 Abilità essenziali al lavoro del futuro

I benefici di lavorare meno

Il mantra “il tempo è denaro” ha fatto sì che le nostre ore venissero mercificate e ci ha fatto credere che più si lavora e più si crea valore.

Ma quello che quest’idea non tiene in considerazione è, oltre alla stessa definizione di valore, l’insieme di benefici psicologici e fisici che possono derivare dal tempo in cui non si lavora.

In altre parole, il giusto equilibrio tra lavoro e tempo libero è essenziale per una performance ottimale, visto che lavorare meno non vuol dire necessariamente essere meno produttivi, soprattutto se si lavora meglio.

È noto, ad esempio, che personaggi del calibro di Charles Dickens, Gabriel Garcia Marquez e Charles Darwin avevano delle giornate lavorative di 4/5 ore, e che diverse aziende hanno già adottato la formula della giornata lavorativa di 6 ore senza notare cali di produttività.

Lavorare meno permette quindi di massimizzare l’output produttivo delle ore di lavoro e, allo stesso tempo, consente di dedicare maggior tempo a tutte quelle attività di svago che in sé non creano profitto ma che, indirettamente, aiutano a stare meglio e a essere più efficaci.

La pigrizia è, dunque, e per certi versi, utile al lavoro tanto quanto il lavoro stesso… ma deve essere strategica, ovvero deve essere utilizzata a supporto della produttività, non sostituirla.

In termini pratici, ciò si traduce in tutte quelle attività che possono essere definite come “productivity-boosting”, cioè che incrementano la produttività lavorativa in quanto:

  • permettono al cervello di scaricare la tensione e di riacquistare lucidità,
  • aumentano il morale e il benessere fisico e psicologico,
  • danno più energia da dedicare al lavoro e, di conseguenza,
  • aumentano l’output produttivo delle singole ore di lavoro (per esempio, da 10 unità per ora di lavoro a 12 unità).

Tra le varie attività che consentono di migliorare la produttività scaricando la tensione e lo stress del troppo lavoro si possono menzionare

  1. Dormire di più (inclusi pisolini pomeridiani);
  2. Meditare:
  3. Passare più tempo in famiglia;
  4. Fare più pause;
  5. Fare più esercizio fisico.

Ciascuna di queste attività porta i suoi benefici, aiuta a dare più valore al lavoro e ci ricorda che si può essere gloriosamente improduttivi nella vita senza temere di stare sprecando del tempo prezioso.

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Lettura consigliata: 4 ore alla settimana. Ricchi e felici lavorando 10 volte meno

Lavorare 4 ore al giorno aiuta a conoscere sé stessi e a costruire una vita migliore

Uno degli svantaggi maggiori di un lavoro full-time, è che ti dà poco tempo di dedicarti alle cose che ti piacciono veramente.

Mi è capitato spesso di incontrare perone che fanno un lavoro ma che sognano di farne un altro, per esempio lo scrittore o il musicista.

Il fatto è che, quando sei impegnato dalla mattina alla sera a fare un lavoro che ti paga le bollette quando torni a casa hai poca lucidità o energia per impegnarti in qualcos’altro, così ci si imbatte nel dilemma del lavoratore insoddisfatto.

Lavorare per vivere o sognare per fare la fame?

I sogni sono idealizzati da molti ma seguiti da pochi.

Alla fine della giornata si deve essere pratici e non tutti hanno il coraggio di rinunciare a un contratto a tempo pieno per dedicarsi alla musica o all’arte.

Eppure il compromesso si trova.

Lavorare 4 ore al giorno riuscendo a permettersi i beni di prima necessità, per esempio, è un’ottimo modo per mantenere del tempo prezioso per sé stessi.

Una giornata lavorativa del genere non soltanto permetterebbe di lavorare con più energia, ma permetterebbe anche di dedicare il tempo che avanza alla scoperta delle proprie passioni.

Con un piano ben strutturato e un obiettivo chiaro, passare anche poche ore al giorno a sviluppare un talento o approfondire una conoscenza sarebbe una strategia molto efficace nel costruire la vita che si vorrebbe.

Spesso capita che si fa un lavoro perché è disponibile o perché semplicemente si ha paura di rimanere in mezzo a una strada.

Ci sono persone che non sono minimamente al corrente delle loro reali potenzialità perché non hanno mai avuto il tempo di scoprirle, passando dalla scuola all’università e poi dall’università all’ufficio senza mai una pausa di riflessione.

Beh, il lavoro part-time può essere la risposta, può essere un fine, o può essere un mezzo per il lavoro full-time dei tuoi sogni.

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