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Filosofie di vita

Filosofia Buddista: principi fondamentali e utilizzo pratico

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Novembre 12, 2019

La filosofia Buddista è racchiusa perfettamente nelle parole del Buddha: “Io insegno solo due cose, miei discepoli, la natura della sofferenza e la cessazione della sofferenza” .

Partendo da questa semplice premessa, il Buddismo si sviluppa in una religione molto pratica, che si basa sull’utilizzo dell’esperienza diretta per comprendere il motivo per cui si è infelici e insoddisfatti.

E il motivo, di solito, non è tanto quello che accade, ma la nostra reazione a quello che accade.

La nostra mente è afflitta da un chiacchiericcio continuo che giudica la realtà senza mai riuscire a vederla per quello che è.

Siamo troppo spesso in balia dei cambiamenti, dei successi e delle sconfitte, dei guadagni e delle perdite, senza possibilità di controllare gli eventi.

L’unica cosa su cui abbiamo il controllo è invece il dialogo interno che avviene nella nostra mente, che giudica gli avvenimenti e distorce la nostra percezione.

Il concetto del nirvana nella filosofia Buddista

Lo scopo della vita secondo la filosofia Buddista è di superare questo stato di visione distorta e instabile per arrivare all’illuminazione, alla pace interiore, alla fine della sofferenza o… al nirvana.

L’unico modo per farlo è ripulire la nostra mente da pensieri caotici e inutili, distaccarsi dalla convinzione che quello che ci accade può essere solo buono o cattivo.

Nella visione buddista niente è cattivo, niente è buono, ma tutto è, neutrale, esiste, e ha uno scopo.

Etichettando quello che viviamo ci esponiamo alla sofferenza, alla delusione.

Ne consegue che, per eliminare l’infelicità, bisogna rinunciare alle proprie manie di controllo, alla convinzione che le cose debbano andare in un certo modo.

Il nostro concetto di felicità è, infatti, spesso condizionato al soddisfacimento di certe aspettative arbitrariamente scelte.

Quello che passa davanti ai nostri occhi viene vagliato sulla base di standard anch’essi arbitrari e poi etichettato.

Così fuggiamo sempre da ciò che non vogliamo e cerchiamo ciò che ci manca, che desideriamo.

Nel nirvana accade tutto l’opposto.

Nel nirvana la felicità viene creata imparando non solo ad accettare, ma anche a desiderare quello che è, quello che c’è.

Ciò non vuol dire accontentarsi, ma far pace con la parte di noi che lotta continuamente contro le circostanze, che non accetta, che desidera ciò che non può avere, che soffre.

Principi base del buddismo: le 4 nobili verità

Per il Buddha, il modo per arrivare al nirvana è di apprendere appieno le 4 nobili verità:

  1. La vita, nel modo in cui viene ordinariamente vissuta, è insoddisfacente, piena di sofferenza e infelicità.
  2. La sofferenza viene causata dalle nostre voglie incontrollate, ed è dunque la nostra mente il motivo principale per cui si soffre.
  3. La libertà dalla sofferenza è possibile.
  4. La via per liberarsi dalla sofferenza è l’Ottuplice Sentiero.

Come si vede la filosofia buddista è estremamente semplice.

Non ci sono insegnamenti astratti o teorie che rasentano il metafisico.

Non ci sono comandamenti o divinità a cui giurare fedeltà nella speranza di ottenere la redenzione.

Il male di vivere affligge l’umanità sin dall’inizio del tempo e la ragione è sempre la stessa: l’inconsapevolezza, l’incapacità di pensare in modo chiaro ed efficace.

Innumerevoli volte ci si illude che le circostanze indesiderate accadano per sfortuna o per caso, e innumerevoli volte si manca di vedere la propria responsabilità nel crearle.

È una legge del Buddismo, e della fisica, che ogni azione ha una reazione, e che la situazione presente è il frutto di pensieri, scelte e azioni passate.

Grazie al ragionamento consapevole e all’utilizzo del retto pensiero si può arrivare alla comprensione della nostra realtà e della nostra sofferenza.

E grazie alla comprensione dei motivi per cui soffriamo possiamo trovare un modo di agire più consono alla nostra felicità.

L’Ottuplice Sentiero

La quarta nobile verità della filosofia Buddista è la liberazione dalla sofferenza grazie alla crescita spirituale che passa attraverso l’ottuplice sentiero.

E quest’ultimo contiene, per l’appunto, otto aspetti fondamentali:

  1. Retta Comprensione
  2. Retto Pensiero
  3. Retta Parola
  4. Retta Azione
  5. Retta Condotta di Vita
  6. Retto Sforzo
  7. Retta Consapevolezza
  8. Retta Concentrazione

In altre parole,

  • il sentiero consiste nella comprensione del motivo per cui soffriamo e del modo di smettere di soffrire;
  • si basa su un pensiero pulito, sulla rinuncia al desiderio incontrollato;
  • incoraggia alla giusta azione e alla giusta condotta di vita, che vuol dire non rubare, non uccidere, non arrecare danno agli altri;
  • incoraggia alla motivazione e persistenza nel portare alla luce il potenziale che c’è dentro, sviluppare il proprio talento e la propria abbondanza;
  • promuove la consapevolezza dei propri pensieri e del proprio corpo attraverso la concentrazione e la meditazione, un vivere che sia presente nel qui e ora.
filosofia buddista
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Cosa vuol dire, nella pratica, vivere seguendo la filosofia Buddista

Quello che adoro dell’insegnamento Buddista è che non c’è nulla di rituale o distaccato dalla realtà.

La sofferenza è ciò che accomuna tutti gli uomini sulla terra e la verità su come superarla è tanto facile da comprendere quanto difficile da attuare.

Pensa infatti a quanto la vita possa essere schiacciante a volte.

Spese che si accumulano e impegni fino ai capelli.

Problemi a lavoro, problemi a casa, faccende quotidiane che ti tolgono il tempo di vivere o persino di respirare.

Nel bel mezzo di un caos del genere uno potrebbe fermarsi e chiedersi, ma che senso ha tutto questo?

Perché mi alzo al mattino?

Perché lavoro?

Perché mi stresso?

Sarebbe un po’ come spostare leggermente una tenda per vedere cosa c’è dietro la finestra, o alzare il cofano di una macchina per vedere cosa non va nel motore.

Beh, noi siamo la macchina o la finestra, e la nostra mente è spesso la tenda o il cofano.

I principi del buddismo sono la mano che solleva la tenda e solleva il cofano.

Riportano l’attenzione all’essenziale, all’unione con sé stessi per mezzo dell’esercizio mentale e della consapevolezza.

E non c’è bisogno di un altare per farlo, o di una chiesa o dell’intermediazione di un prete.

Certamente, esistono tempi buddisti ed è possibile convertirsi alla religione buddista, ma qui stiamo parlando di altro, stiamo parlando di integrare la filosofia buddista nella vita di tutti i giorni.

C’è, d’altronde, un motivo per cui questi concetti vengono spesso utilizzati in psicoterapia o menzionati nei libri di psicologia.

Seguire le 4 nobili verità e l’ottuplice sentiero è una pratica molto terapeutica e facile da intraprendere.

Tutto quello di cui si ha bisogno è un minimo di familiarità con i principi fondamentali e la ferma volontà di eliminare la sofferenza dalla propria vita.

Dopodiché si inizia osservando i propri pensieri ricorrenti e le proprie reazioni.

Si pratica l’arte del non-giudizio, si presta maggiore attenzione alle piccole azioni quotidiane provando a essere più presenti nel qui e ora.

E si pratica l’arte della gentilezza, sia dentro, nella propria mente, che fuori, con le azioni e le parole dette.

Potrà anche sembrar poco ma questi piccoli accorgimenti sono una vera e propria via d’uscita dalle oppressioni che affliggono l’esistenza.

Ripuliscono l’animo e aiutano a chiarirsi le idee.

Senza considerare il fatto che ti portano anche a essere una persona migliore, una presenza benefica nel mondo.

Una via d’uscita contro ansia e preoccupazioni (la mia esperienza personale)

Ricordo, di un periodo in cui non avevo idea di cosa fare nella mia vita.

Mi sentivo disorientato e confuso, immaginavo scenari tragici in cui mi vedevo buttare i miei anni migliori per poi finire da solo e senza amore né soldi.

Sentivo l’ansia montare e ogni minuto era appesantito da preoccupazioni impossibili da risolvere.

Nella mia mente impazzavano domande come, Cosa farò? Come posso uscirne? Dove andrò?

Più mi interrogavo sul come e sul quando, e più mi preoccupavo.

Ero spesso arrabbiato con me stesso per non essere quello che avrei dovuto essere, per non rispettare un impossibile standard di perfezione.

E la cosa peggiore era il senso di totale impotenza e vulnerabilità.

Cioè, avevo l’impressione di non avere scelta, stavo male e non potevo smettere di pensare a ciò che mi faceva stare male.

Poi scoprii la filosofia buddista e iniziai a intuire che la sofferenza era una mia creazione… e la mia vita cambiò.

Certo, non dico di aver completamente debellato l’infelicità dall’oggi al domani, ma grazie a questi principi capii di avere una soluzione pratica contro la sofferenza, una soluzione che spettava solo a me usare.

Dopo tutto, fu il Buddha stesso a dire:

Il mio insegnamento è un mezzo, non qualcosa da tenere stretto o venerare. Esso è come una zattera usata per attraversare un fiume. Solo uno stolto porterebbe la zattera in giro con sé una volta raggiunta la sponda della liberazione

Messaggio finale

Lo stesso vale per te.

Non commettere l’errore di pensare che il Buddismo sia una religione che pretende qualcosa.

Non devi andare a messa e non ti devi confessare.

Non c’è nessuna regola da rispettare per non finire all’inferno.

La filosofia buddista è uno strumento basato sull’esperienza di chi è vissuto prima di noi, uno strumento che serve a stare bene.

Questo deve essere il tuo obiettivo, stare bene.

È un tuo diritto pretenderlo, un tuo diritto provarci.

Se il buddismo non riesce ad aiutarti nel tuo intento, scegli un’altra filosofia di vita, tipo quella Huna, o prova un aiuto un po’ più personale come quello del life coaching.

La scelta è tua.

L’importante è che tieni a mente le parole del Buddha.

Pensa alla zattera, pensa all’altra sponda del fiume, pensa a uno stato di maggiore felicità, di minor sofferenza.

È quello l’obiettivo a cui devi puntare, tutto il resto è strumentale, ti può solo aiutare ad arrivare lì prima, anche se, credimi, potresti arrivarci anche da solo/a.

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