Perchè viaggiare da soli? Intervista a Matteo, libero viaggiatore

viaggiare da soli cover - uomo solo di fronte il mare
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Parcheggio la macchina davanti al cancello di casa di Matteo. Sono le 8 di sera e ormai è già buio. Stasera scoprirò come viaggiare da soli può cambiare la vita a un ragazzo di 25 anni.

“Ciao Dani. Ti apro.”

Ci salutiamo come al solito, con un sorriso e un abbraccio.

Non ci conosciamo da molto, ma il nostro rapporto si è subito consolidato.

Eravamo colleghi e ho avuto modo di conoscere la sua parte più profonda.

Quella del libero viaggiatore.

Entriamo in camera sua, ognuno con una birra in mano e ci accomodiamo.

“Teo, pronto per l’intervista?” gli chiedo bevendo un sorso.

“Si, aspetta un attimo”

Apre un cassetto e vedo taccuini, mappe e banconote straniere.

“Questo è il cassetto dove tengo tutte le cose del mio viaggio”

Emozionato, Matteo apre il suo diario e iniziamo a parlare.

Cosa ci spinge a viaggiare da soli

M. “Sono cresciuto con i documentari. Di mari e montagne. Di paesi lontani e di civiltà sconosciute.

Avevo voglia di vedere con i miei occhi quello che da bambino mi faceva sognare.”

D. “Quindi sei partito per realizzare un sogno?”

M. “Sì, e anche per un cambiamento.

Ho sempre bisogno di cambiare.

 Da cinque anni lavoravo in comunità e sentivo che era arrivato il momento di uscire da una routine che mi ero creato e che adesso mi andava stretta.

E poi c’è stato il cammino di Santiago.

Dani su quella strada ho incontrato il mondo.

Decine di persone che hanno deciso di viaggiare da soli, ognuno a modo suo. Chi faceva il cammino al contrario, chi in silenzio e chi per mettersi alla prova. Ho visto gente che vive sul cammino, vendendo i libri del proprio viaggio.

Questo mi ha dato una prospettiva nuova.

D. “Di viaggio intendi?”

M. “Di vita. Mi sono chiesto se davvero la vita che facciamo è l’unica soluzione possibile. Sono partito per darmi una risposta anche a questo”.

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L’India che spaventa

La paura è un sentimento che ci accompagna se si decide di viaggiare da soli.

In questa società dove tutto corre veloce i cambiamenti sono all’ordine del giorno.

L’ansia della novità ci può prendere quando non ci sentiamo capaci di affrontare una situazione diversa.

Se intendiamo viaggiare da soli questa condizione è uno dei presupposti da affrontare.

Cosa possiamo fare?

Su chi possiamo contare?

D. “Nel tuo viaggio hai mai avuto paura?”

M. “Beh, paura paura no. Forse sono stato fortunato o forse un po’ ingenuo, ma non ho mai avuto la sensazione del pericolo”.

D. “Non c’è mai stato niente che ti ha creato anche solo un po’ d’ansia? Dai non ci credo”.

M. “ Si forse i primi giorni in India”.

D. “Ti va di raccontare?”

Capisco che a volte si faccia fatica a raccontare le proprie paure, ma spesso può aiutarci a superarle.

M. “ Arrivato in India non riuscivo a trovare l’ostello. Continuavo a pagare tuk tuk e taxi, che mi portavano in varie agenzie per vendermi pacchetti vacanze. Non so se davvero non capivano o cercavano di fregarmi, so solo che mi sentivo perso dopo poche ore che ero lì”.

Ascolto Matteo raccontare e mi viene naturale immaginare come avrei reagito io. Dall’altra parte del mondo da solo, senza sapere dove andare.

D. “ Teo, non deve essere stato facile. In una città come New Delhi poi”.

M. “Si esatto… una città dove tutto è caos: macchine e motorini ovunque, rumori e odori che non capisci nemmeno più da dove arrivano.

 E poi Dani, le persone. Non ho mai visto così tante persone tutte insieme, c’era chi camminava e chi correva, ambulanti e street food ad ogni angolo.

Anche le rotonde erano piene di persone che dormivano per terra con il rischio di venire investite.

Mi sono fermato e ho deciso di fare da solo. Ero consapevole di non avere ancora gli strumenti del “perfetto viaggiatore”, ma sapevo che solo io potevo affrontare le mie paure. Sono sceso in metro e dopo 6 ore sono finalmente riuscito ad arrivare”.

D. “Ottimo, immagino il viaggio in metro”.

M. “Devastante. Non ero davvero abituato a tutte quelle persone. Giuro che non mi sono mai più lamentato dell’ora di punta qui in Italia.

D. “Quindi è stata questa la tua paura più grande?”

M. “Si devo dire di si. La sensazione di essere solo e sentirmi perso appena arrivato mi ha un po’ abbattuto. Era come se il viaggio fosse già finito ancora prima di iniziare.

Il secondo giorno l’ho passato in ostello a programmare gli spostamenti per raggiungere Bali.

Il pensiero di prendere 2 treni in India (Dani i treni sono lunghi anche un chilometro con migliaia di persone accalcate. Solo le prime classi si salvano, ma sono in pochi a prenderle) e due aerei passando da Singapore, mi ha messo un po’ d’ansia.

Ma passati quei primi giorni di difficoltà tutto il resto è stato magico”.

Viaggiare da soli per scoprire un posto che ami

D. “Qual è la nazione che hai amato di più?”

M. “L’Indonesia”.

Matteo mi risponde in un istante. I suoi occhi sembrano brillare.

D. “Indonesia intendi Bali?”

M. “Intendo tutto. La prima cosa che colpisce è la natura.

 Bellissima. La foresta è di un verde brillante. Sembra che ogni cosa sia viva e che ti parli, non so come spiegarti…”

Annuisco sapendo cosa intende Matteo.

M. “E poi le persone: le persone sono stupende. Hanno una cura nella gentilezza verso l’altro che è oro per chi viaggia da solo.

Qui in Indonesia ho incontrato il concetto di “altro”. Viaggiare per me è scoprire il diverso, che sia un luogo o una persona. Hanno bene a mente che l’altro è importante e lo rispettano in ogni occasione. Ricordo che quando ho dovuto lasciare l’ostello a Bali la sera hanno suonato delle canzoni solo per me.

Parlavano del viaggio, dell’amicizia e di un arrivederci. Mi hanno accolto come un amico e mi hanno salutato come un fratello. Il momento che ricordo con più affetto è stato quando uscivo dalla porta diretto al motorino e si sono affacciati tutti dai balconi. Sia gli ospiti che il personale. Hanno messo a tutto volume la canzone “Con te partirò”.

Mi sono messo a piangere e ho lasciato lì una parte di me.

Nonostante le lacrime ero felice.

Non mi sono sentito mai meno solo come in quel momento. Sapevo che avrei incontrato altre persone in altri luoghi. La partenza è sempre un momento delicato. Una nuova scoperta verso ciò che non si conosce. Ma partivo insieme a loro e loro rimanevano insieme a me”.

Viaggiare da soli può essere un regalo per se stessi

Il racconto di Matteo mi ha colpito.

Ha deciso di viaggiare da solo, ma sembra non esserlo stato realmente.

D. “Come affrontavi la solitudine in viaggio?”

Mi è venuto naturale chiederlo. Io stesso mi sentirei a disagio. Cerco spesso la presenza dell’altro soprattutto per condividere una passione o per passare del tempo in bella compagnia.

Mentre lo ascolto penso che non me la sentirei di viaggiare da solo. Allo stesso tempo però sono curioso di scoprire come si sentiva lui.

M. “Chiamavo casa ogni tanto.

Spesso sentivo anche i compagni di viaggio che mi ero lasciato alle spalle. Era un bel modo di viaggiare quello. Le strade si erano divise, ma il raccontarci il proprio viaggio era come stare insieme.

Qualcuno che ti comprende e che ti aiuta lo trovi sempre se sei disposto ad aprirti e permetti alle persone di avvicinarsi a te.

 In viaggio non sei mai solo.

E poi il diario.

Sfoglia tra le mani un piccolo diario fitto di pensieri ed appunti.

M. “Ho scritto il diario per dare valore alla solitudine. Sapevo che spesso sarei rimasto solo. Sono partito con l’idea di scrivere al Matteo del futuro. Mi sono voluto fare un regalo. Così da poter riprendere il mio viaggio anche tra molti anni”

D. “Quindi quando ti sentivi solo scrivevi…?”

M. “A volte si, ma a volte cercavo la solitudine. Mi sdraiavo e lasciavo che i pensieri scorressero liberamente nella mia testa.

Li guardavo passare senza pensare”.

D. “Questo ti ha aiutato a sentirti meno solo?”

M. “Diciamo che mi ha aiutato a trovare il piacere nella solitudine.

Molte volte cerchiamo di evitare quello che ci fa male.

Viaggiare da soli vuol dire saper uscire dalla propria confort zone continuamente.

Ecco perché è utile farlo. Si può imparare ad affrontare piuttosto che evitare.

“La vita non è aspettare che passi la tempesta, ma imparare a ballare sotto la pioggia”

Mahatma Gandhi

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Amore in viaggio

D. “Dai, basta parlare di solitudine. Dimmi un po’: ti sei innamorato in viaggio?”

Credo che viaggiare da soli non voglia dire che non ci si possa innamorare.

Per come sono fatto io avrei paura: paura che tutto finisca sul più bello, paura che non duri come vorrei. Paura di starci troppo male.

Ascolto Matteo e capisco che è meglio vivere qualcosa che potrebbe finire, piuttosto che non viverlo affatto.

M. “In viaggio ho trovato di tutto. Ho trovato il sesso occasionale, ricco di sentimento e passione con viaggiatrici con cui condividevo un pezzo di cammino e anche l’amore platonico come con quella ragazza spagnola. Non abbiamo fatto sesso ma è stato molto intenso. Lei però dopo cinque giorni se né andata”

D. “Peccato! Doveva ripartire?”

M. “No. Se né andata perché si stava innamorando di me e non poteva permetterselo”.

A volte ci si ritrova ad avere paura di vincolarsi a qualcuno quando si decide di viaggiare da soli.

Come se si tradisse la propria strada per quella di qualcun altro.

O forse è il timore di soffrire o non voler cominciare qualcosa che non si sa dove ti porterà.

Ma non è sempre così in fondo?

M. “Mi sono reso conto che nel viaggio ero alla ricerca di una compagna di vita. Una donna con cui potessi condividere qualcosa di mio e creare un progetto comune.

Mi sono innamorato veramente in Australia.

 Si chiamava Laila. Veniva dal Quèbec, ma era marocchina con mamma statunitense. Con lei è scoccato qualcosa che non mi era ancora capitato. Ci cercavamo con ogni parte di noi. Con i corpi e con la mente.

Il nostro cuore sembrava uno. Finalmente pensavo di aver trovato la compagna per proseguire il mio viaggio, la mia vita”.

D. “E poi cosa è successo?”

M. “E’ successo che ha avuto paura. Due viaggiatori possono condividere tanto, ma le strade si possono dividere. Lei aveva paura di costruire una relazione con me poco stabile dovuta al viaggio. Questo l’ha portata a tornare con il suo ex e smettere di viaggiare con me”.

D. “Quindi se lei avesse continuato il viaggio con te non saresti tornato?”

M. “No. Con lei starei viaggiando ancora adesso”.

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Viaggio verso casa

D. “Perché sei tornato?”

Non voglio essere invadente. Certe domande a volte sono scomode.

Sentendo il racconto di Matteo però sembra tutto bellissimo.

Era partito con l’obiettivo di tornare dopo un mese e mezzo, ma dopo cinque mesi era ancora in giro per il mondo.

Questo gli ha permesso di:

  • conoscere persone
  • scoprire posti nuovi
  • imparare diversi lavori per mantenersi negli spostamenti
  • imparare nuove lingue

Perché lasciare il sogno che si stava realizzando?

M. “Sono tornato perché ero libero di farlo”

Sorride per un istante e poi continua.

M. “Ero riuscito a costruirmi la libertà di cui avevo bisogno, ma dall’altra parte mi spaventava.”

D. “Perché?”

M. “Perché mi stavo rendendo conto che avrei potuto non tornare più in Italia.

 Fin dal primo giorno l’idea era comunque quella di tornare, poi viaggiando quell’idea cominciava a farsi lontana…non so Dani. Ero partito per un altro motivo non per viaggiare a vita. Però stava succedendo.

 Dani, non ce l’ho fatta.”

Rimane un attimo in silenzio. Io non voglio interrompere i suoi pensieri.

M. “Non è che ho rimpianti anzi, sono contento di aver viaggiato ed essere tornato.

A volte ho nostalgia di quel modo di vivere. Del continuo cambiamento. Ma ho anche la necessità di fermarmi e costruire qualcosa.”

Ingenuo io a pensare che ci fosse una risposta semplice.

A volte quello che pensiamo sia giusto non è quello che sentiamo nel nostro cuore.

Mente e cuore spesso litigano e non abbiamo una risposta.

Sentiamo che è la cosa giusta e quindi la facciamo.

Se ci sentiamo bene però sapremo che era quello che cercavamo.

Vedo Matteo che racconta sereno del suo viaggio e forse è più mio il rimpianto di non aver vissuto un’esperienza come la sua.

Si può essere felici di partire, come di tornare.

L’importante è essere felici.

Il ricordo più bello

Viaggiare da soli ci porta a vivere diversamente.

Ci può dare la possibilità di donare e ricevere dall’universo.

Le esperienze si trasformano in ricordi.

E tra quelli più belli ce n’è sempre uno che ci fa battere il cuore.

D. “Ne hai fatte di cose eh Teo. Qual è stato il tuo ricordo più bello?”

M. “Un giorno mia mamma e mia zia mi chiamano ricordandomi che avevo promesso di tornare per Natale.

Quando mi chiamano per dirmi questa cosa ero in Australia.

Finisco il turno di lavapiatti e vado a casa.

Mi siedo sul letto e apro skyscanner. Prenoto il primo volo per Malpensa. Così, senza pensarci. Andata 24 dicembre ritorno 29 dicembre. Totale 1200 euro.

È stata una scelta di istinto. In Australia si guadagnava bene ed ero libero di tornare per il Natale. Quindi l’ho fatto”.

D. “Come è stato quando sei tornato?”

M. “È stato bellissimo entrare dalla porta di casa. C’erano 35 persone per la sera di Natale e nessuno sapeva che sarei tornato.

Il primo sguardo che ho incrociato è stato quello di mio padre. Mi ha abbracciato e si è messo a piangere.

Quello è il mio ricordo più bello”.

Mi fa sorridere che tra tutti i ricordi di viaggio il più bello sia quello in famiglia.

Una parentesi nel viaggio è il ricordo più forte.

Adesso ho capito.

Puoi andare ovunque nel mondo, ma nella famiglia che ti ha insegnato a credere in te stesso ci sarà sempre un posto per chi torna e un saluto per ricominciare a viaggiare.

Ben tornato Teo.

Vale la pena di viaggiare da soli

Un viaggio di cinque mesi può cambiare la vita di chiunque.

Viaggiare da soli è una sfida con se stessi che si supera solo mettendosi in gioco.

Quando torni da un viaggio è come lasciare qualcosa di te lungo la strada per rigenerarti con nuovi elementi.

Tutto quello che saprai accogliere, ti aprirà verso l’altro e ti permetterà di continuare a viaggiare ogni giorno della tua vita.

M. “Viaggiare.

Cercare disperatamente con entusiasmo e speranza la propria casa nel mondo, il proprio posto.

Uscire dal sistema per creare il proprio.

Quando si parte per un viaggio si imposta sempre la destinazione e per ognuno di noi inconsciamente la felicità: il punto di arrivo e la pace con se stessi.

Scoprire e conoscere nuove culture, vedere posti meravigliosi e nuovi dal vivo mica su un sito su uno schermo.

Insomma per trovarsi bisogna necessariamente uscire da se stessi. Abbiamo bisogno di farlo abbiamo bisogno dell’altro per farlo. Una semplice relazione è già di per sé un viaggio”.

Matteo


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